Mercato coperto senza gestore: il piano di rilancio resta bloccato

Alla seconda scadenza, non sono arrivate le candidature per trasformare il secondo livello dell’edificio L’opposizione: «Fallimentare l’idea di trasformare parte dell’immobile in un negozio d’alta moda»
PESCARA. Nessuna candidatura per la riqualificazione del mercato coperto di piazza Muzii. Il bando che l’amministrazione comunale ha emanato per l’affidamento in concessione, la ristrutturazione e il rilancio della struttura nel centro di Pescara è andato deserto. Due volte. La procedura era stata pubblicata lo scorso maggio con scadenza a metà luglio. La prima chiamata non aveva incassato nessuna risposta, per cui i termini erano stati prorogati al 15 settembre, per non mandare in fumo il lavoro svolto dagli uffici. Nemmeno in questa occasione però si è offerto alcun operatore. «Avevamo prorogato i termini visto che con l'estate di mezzo volevamo consentire una più ampia partecipazione», evidenzia l’assessore Cremonese. «Ora andrà fatto un ragionamento per rimettere in moto una struttura che al momento è utilizzata solo in parte».
«Dopo il flop del bando per l’area di risulta, appesantito dall’idea bizzarra di una pista da snowboard, arriva un’altra doccia fredda per l’urbanistica creativa del centrodestra: il fantascientifico bando per la trasformazione parziale del mercato coperto di piazza Muzii in un negozio d’alta moda, prorogato al 15 settembre nella vana speranza di evitare un altro fallimento, è andato definitivamente a vuoto. Mesi di scontri, di arroccamenti, di inutili testardaggine, hanno prodotto il zero assoluto e ora si dovrà ripartire daccapo», hanno denunciato i consiglieri comunali del centrosinistra Piero Giampietro, Stefania Catalano, Francesco Pagnanelli, Marco Presutti, Giovanni Di Iacovo, Marinella Sclocco e Mirko Frattarelli.
L’obiettivo del bando era di individuare un operatore che prendesse in gestione per un periodo tra i 10 e i 30 anni il primo piano, oggi abbandonato, e l’ingresso del piano rialzato, se non integralmente in parte, riqualificando tutta la struttura, compresa la parte del mercato che doveva rimanere di diretta gestione dell’amministrazione. Gli interventi avrebbero dovuto riguardare le parti in muratura, gli infissi, gli impianti elettrici e di condizionamento. Le opere che il privato doveva garantire sarebbero state scomputabili dai canoni di locazione per l’importo massimo di 2 milioni e 300 mila euro. Sui trent'anni il Comune aveva calcolato un incasso di circa 5 milioni di euro, dei quali, 2,5 circa sarebbero tornati al privato. Poiché la prima finestra di apertura aveva prodotto un solo sopralluogo propedeutico alla presentazione delle istanze, ma nessuna candidatura, si era deciso di allungare i termini di altri 60 giorni. In principio era arrivata una proposta in Comune da parte di un grande marchio di alta moda marchigiano per creare boutique di lusso al piano superiore della struttura. L’ipotesi aveva scatenato le polemiche dei commercianti del centro, tanto che l’amministrazione aveva deciso di aggiustare il tiro e lavorare su un progetto di rivalorizzazione, ma senza porre limiti sulle categorie merceologiche. Al bando potevano partecipare tutte le tipologie di settore, ad eccezione del comparto food, se non come attività secondaria, e di attività mediche, di abbigliamento usato, o di prodotti pericolosi. Fatto sta che alla fine nemmeno quel gruppo inizialmente interessato ha partecipato al bando.
«Abbiamo da subito detto che l’idea di relegare il mercato rionale al lato b dello stabile per trasformare l’immobile in un negozio d’alta moda non avrebbe portato da nessuna parte», hanno sottolineato i consiglieri di centrosinistra, «ed ora è arrivata la doccia fredda. Dispiace anche che gli uffici siano stati costretti a lavorare per mesi a questo bando, quando avrebbero potuto concentrarsi su altri problemi».
Per gli esponenti di opposizione, opportunità di rigenerazione potevano arrivare dai bandi del Pnrr, occasioni perse «per correre dietro alle fantasie della giunta Masci. Il fallimento di questa operazione, assieme al flop del bando per l’area di risulta, si somma alla svendita dell’ex casa di riposo di via Arapietra: Pescara sta perdendo occasioni su occasioni proprio nel momento storico in cui stanno arrivando le risorse sul Pnrr. È necessario cambiare rotta perché la città non perda altro tempo».

