Mezza città sott’acqua e scuole ancora chiuse

Strade allagate e impraticabili a Porta Nuova, ai Colli e a San Donato Circa 150 chiamate ai vigili del fuoco, danneggiati negozi e garage
PESCARA. Un incubo durato 24 ore. Per la città allagata, chiusa e impraticabile in gran parte delle sue strade, ma anche per tutti gli uomini del soccorso. Vigili del fuoco, vigili urbani, protezione civile, ma anche i sanitari del 118 e tutti i componenti del Centro operativo comunale, con l’assessore alla protezione civile Gianni Teodoro e il vice sindaco Antonio Blasioli a presidiare i punti più a rischio. Una notte e un giorno di vera emergenza, da codice rosso, come preannunciato dai sindaci che ieri hanno chiuso le scuole, e che continueranno a tenerle chiuse anche oggi («per agevolare il rientro alla normalità», spiega l’assessore Teodoro), anche se il codice è diventato arancione.
Meno pericoloso, ma comunque a rischio. Dunque, studenti a casa a Pescara, a Montesilvano, a Penne e a Città Sant’Angelo (qui scuole chiuse anche domani), mentre rientrano in classe stamattina a Spoltore, a Torre de’ Passeri e a Popoli.
Ventiquattr’ore di emergenza (190 millimetri di acqua caduta, tre volte quella dell’intero mese di novembre) che ha visto il momento peggiore tra le due e le quattro di ieri notte quando l’intensità della pioggia ha fatto straripare il fiume Pescara che ha invaso le golene e ha fatto scattare l’allerta anche per un possibile straripamento del torrente Vallelunga. Un rischio per i residenti del Villaggio Alcyone a cui l’amministrazione all’alba ha messo a disposizione gli autobus della Tua e il palazzetto San Marco dove eventualmente trasferirsi. Ma non è stato necessario. Il problema, con il fiume che è rientrato negli argini, così come fosso Vallelunga e Fosso Grande rimasti sotto il limite di guardia, è stato quello degli allagamenti.
Al risveglio, oltre a garage, cantine e negozi allagati, i pescaresi hanno trovato anche mezza città chiusa per quegli stessi allagamenti: in via Marconi, via Salara Vecchia, via Stradonetto, via Tirino, via Alento, via Thaon de Revel, via Celommi, via Spaventa. Soliti problemi anche nella zona dei Colli, dove uno smottamento ha riguardato la zona tra via di Sotto e via Colle Caprino e in via Prati, dove invece all’alba un’automobilista è stata soccorsa dai vigili del fuoco.
Per i vigili del fuoco sono state oltre 150 le chiamate per allagamenti di scantinati, autorimesse, locali al piano terra, infiltrazioni nelle abitazioni, smottamenti, auto in panne e, anche, incendi, come quello del motorino andato distrutto dalle fiamme lungo via Nicola Fabrizi, all’angolo con via de Santis.
Richieste di aiuto e di soccorso sono arrivate da ogni parte della città, con dieci idrovore utilizzate per aspirare l’acqua, che è entrata non solo nei portoni, ma anche negli ascensori, come è successo in via Socrate, in via dei Pretuzi, e poi in via Tibullo e in via Musone, uno dei punti più critici della città.
Per oggi, oltre alle scuole, restano chiusi ancora i cimiteri, i parchi e, ancora, strade come via Spaventa, via Celommi, via Musone e via dei Peligni dove per tutta ieri hanno lavorato squadre comunali e della protezione civile. Ma oltre agli allagamenti, c’è adesso da lavorare sui danni provocati dalla pioggia incessante che in corso Vittorio Emanuele ha provocato delle vere e proprie voragini, così come in altre zone collinari e periferiche. Per questo, come spiega l’assessore Teodoro, «la città è stata divisa in quattro quadranti e su ognuno agirà una squadra con asfalto a freddo». Quanto ai sottopassi, restano chiusi quelli di via Raiale e di Fontanelle, e così anche le golene.
«Scuole chiuse, strade e sottopassi allagati, negozi vuoti o costretti a chiudere, disagi ovunque», protesta il presidente di Confartigianato Commercio, Massimiliano Pisani, «assistiamo costantemente ad annunci della politica su interventi da centinaia di migliaia di euro per il miglioramento e la messa in sicurezza di strade e sottopassi ma, di fatto, ogni volta che piove Pescara si allaga e diventa una città paralizzata, con tutti i rischi che ne conseguono per l'incolumità dei cittadini e danni al tessuto economico. Probabilmente è necessario concentrarsi sulla manutenzione ordinaria».
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