«Mi ha puntato la pistola e si è preso la mia auto»

25 Marzo 2022

Antonio Pica, 27 anni di Chieti, si è trovato davanti il tir fermo pieno di fumo «Ho visto un uomo vestito di nero, mi ha fatto scendere. Poi ho sentito 15 colpi»

SAN GIOVANNI TEATINO. Si è trovato faccia a faccia con uno dei banditi Antonio Pica, 27 anni, di Chieti. Era in macchina, all’altezza di Pittarosso, nel momento in cui ha visto il fumo uscire dal Tir bloccato in mezzo alla strada e si è fermato con la sua auto. Quando l’uomo che è sceso è andato verso di lui, il giovane pensava che avesse bisogno di qualcosa, invece quello gli ha puntato la pistola in faccia. Lo racconta lui stesso, incredulo e consapevole di aver rischiato grosso.
«Dalla Coop stavo andando verso Chieti. Per abbreviare mi sono ritrovato proprio qui, e all’improvviso ho visto il camion davanti, pieno pieno di fumo. È scesa una persona che sembrava avesse sbattuto col camion, come se gli fosse successo qualcosa, e mi sono fermato. Anzi», aggiunge, «veramente stavo quasi per rigirare, perché volevo togliermi dalla carreggiata per non stare in mezzo, ma quello è uscito ed è venuto verso di me. Era tutto vestito di nero, con la bandana. È venuto verso di me e mi ha puntato la pistola. Io stavo dentro alla macchina», va avanti Antonio, «mi ha puntato la pistola e mi ha minacciato, dicendo che dovevo scendere». Sono attimi di puro terrore in cui il giovane, come riferisce lui stesso, pensa di essere vittima di una rapina. «Invece», riprende, «quello mi ha detto che dovevo andarmene, che dovevo lasciare la macchina con il motore acceso, scendere e andarmene. Mi ha indicato pure da che parte dovevo andare e che dovevo scappare subito, velocemente. E io sono scappato». A quel punto la sua macchina, una Dacia, se la prende il bandito, mentre, come riferisce ancora Antonio, «pochissimo tempo dopo ho sentito una quindicina di colpi di pistola e poi anche dei botti».
È a quel punto che il giovane si rende conto che è qualcosa di molto più grosso di quello che pensava, con il fuoco, le sirene e un viavai di pattuglie e di forze dell’ordine tutt’intorno. La sua macchina la ritrova due-trecento metri più in là, verso l’asse attrezzato, ha le quattro frecce accese e di quell’uomo neanche l’ombra. Antonio chiama un amico, prova a raccontargli, «ma neanche ci credeva. Io so solo che ho avuto una paura tremenda, pensavo anche di essermela giocata, la macchina». La partita dell’Italia, ricorda Antonio, non era ancora incominciata.