«Mi hanno chiesto il 12% per riempire le “saccocce”»

15 Ottobre 2016

Un altro imprenditore accusa: non ho pagato e ho perso l’appalto milionario Il racconto alla forestale: mi dicevano che i soldi dovevano restare sul territorio

PESCARA. C’è un altro imprenditore che racconta delle presunte tangenti a Bussi: «Quei soldi sarebbero dovuti andare nelle saccocce di qualcuno», dice agli agenti della forestale di Pescara.

Dopo la confessione fiume di Alberto Cirimbilli, l’imprenditore perugino indagato in un’inchiesta parallela e stralciata che ha rivelato di aver pagato 10 mila euro per assicurarsi l’appalto della ricostruzione della scuola Clemente di Bugnara ma senza nemmeno riuscire a ottenere i lavori da quasi 2 milioni, ecco un altro testimone: è il presidente di una cooperativa di Gubbio che avrebbe dovuto fare 8 milioni di lavori a Bussi. Seduto davanti agli investigatori, l’imprenditore racconta che uno degli arrestati, Emilio Di Carlo, progettista di Bussi, gli avrebbe chiesto il «12%», una cifra «che doveva ricadere sul territorio».

L’imprenditore ripercorre un incontro del 2013 nello studio del professionista: «Dal Di Carlo», ricorda, «si parlò piuttosto animosamente di come dovevano essere distribuite le percentuali dei soldi. Vi era un vivace disaccordo su come ripartire la percentuale del denaro che io mi ero impegnato a pagare al Consorzio Ges.com». Si tratta di una quota del 20% dell’appalto: «Denaro per quella che io sapevo essere la mera consulenza e mediazione per l’appalto. Invece, Di Carlo, oltre a farmi capire che la mia non era una ditta a lui gradita, mi disse che almeno il 12% doveva ricadere sul territorio. Voleva dire che quei lavori dovevano essere riversati ad altri. O meglio», dice l’imprenditore, «io ebbi la percezione personale che quei soldi sarebbero dovuti andare nelle saccocce di qualcuno. Era alquanto strano che un direttore dei lavori mi parlasse di denaro. Era la prima volta che ciò mi succedeva. Peraltro, quando chiesi più volte a chi dovevano andare quei soldi non ebbi risposta».

Di fronte alla richiesta dei soldi, la cooperativa ha rinunciato all’appalto: «Valutai con il mio legale che avremmo dovuto lasciar perdere il tutto perché mi avevano richiesto i soldi, i progetti non me li esibivano, avevo già fatturato circa 40 mila euro per il contratto con Ges.com e i lavori da effettuare sulle zone del terremoto non si vedevano», dice l’imprenditore.

Del caso, se ne parla anche i un’intercettazione telefonica di Angelo Riccardini, un altro imprenditore perugino arrestato: «Di ’sti episodi laggiù di pressioni sui soldi eccetera, ne ero a conoscenza, ma non sono mai stato testimone diretto. Nel senso che alcune imprese, ho fatto figure di merda perché, avevo portato giù la cooperativa, l’avevo presentati al colonnello, gli ho fatto prendere dei lavori... eee, so’ stati oggetto di pressione, l’hanno praticamente ricattati perché gli hanno chiesto i soldi, gli hanno chiesto di pagare dei soldi non dovuti e questi si sono spaventati e hanno mollato». (p.l.)