«Mi mancano i colori della mia terra»

5 Giugno 2020

Angoscia. Suoni, frammenti drammatici che si sono piantati nel cervello. Walter Nanni, regista pescarese prestato a Milano, descrive così la “sua” pandemia. «Una situazione drammatica, surreale. Nei...

Angoscia. Suoni, frammenti drammatici che si sono piantati nel cervello. Walter Nanni, regista pescarese prestato a Milano, descrive così la “sua” pandemia.
«Una situazione drammatica, surreale. Nei primi due mesi, lo strillo delle sirene delle ambulanze che passavano a tutte le ore era una colonna sonora devastante», racconta. «Milano è una città ferita al cuore, ma ho l’impressione, sentendo e leggendo reazioni e commenti anche sui social, che gli abruzzesi non si siano resi bene conto di quello che c’è stato qui».
Trasferitosi nella città lombarda a fine novembre scorso per seguire un nuovo progetto, il regista abruzzese si è trovato ad affrontare la pandemia praticamente da solo, diviso tra le mura di casa e la prima linea, grazie ai reportage realizzati per i telegiornali. «È stato pesante anche dal punto di vista psicologico», continua. «Giravo Milano con la troupe televisiva e mi sono trovato nel pieno dell’emergenza». Un lavoro nell’occhio del ciclone. «Sono stato fortunato. Ho rispettato le norme in maniera maniacale, anche con la troupe. Le attrezzature sterilizzate due volte al giorno, in giro sempre con la mascherina e stando ben distanziati. L’informazione», sottolinea Nanni, «in quella fase è stata fondamentale: tutti, cameraman, registi, giornalisti hanno dovuto fare il loro lavoro e farlo bene».
E ora è pronto a ripartire, Walter. «Per il mondo dello spettacolo, adesso è un disastro, ma vedo anche buone reazioni: ci siamo riadattati e sono convinto che ce la faremo». Ma avverte: «Non sono un tipo che si piange addosso, ma il settore è in ginocchio ed è il momento di battere i pugni sul tavolo, se necessario, per farci sentire dal governo. Dobbiamo ripartire dalla cultura».
Non è più tornato in Abruzzo dall’inizio dell’emergenza sanitaria, anche se aveva un treno prenotato a marzo: «Ho deciso di rimanere qui per un senso di responsabilità», spiega. «È stata dura, ho sempre avuto un rapporto bellissimo con la mia famiglia e mi sono mancati gli affetti, più di ogni altra cosa». Gli affetti, e poi i colori della sua terra: ecco cosa non vede l’ora di ritrovare. «La prima cosa che farò è andare a mangiare il pesce sulla costa, in un bel posto. Voglio riassaporare la libertà di tornare. Rimarrò un paio di settimane per stare un po’ di relax. L’Abruzzo è una medicina per la mia psiche».
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