«Mi trovo a Leopoli, qui cadono bombe»

19 Aprile 2022

Città sotto attacco dei russi: il teatino Di Carlo, in salvo nella piazza del teatro, racconta il tragico scenario di guerra

«Sono a Leopoli e qui le bombe cadono intorno a me, non sappiamo dove rifugiarci quindi facciamo in fretta e ripartiamo subito verso l’Italia». Le parole concitate e al telefono sono di Massimo Di Carlo, partito da Chieti alla guida di un pullman nel giorno di Pasqua e arrivato ieri alle prime ore dell’alba in Ucraina, con lo scopo di prendere in consegna decine di profughi da portare in salvo in Abruzzo.
«Prima le sirene, poi le esplosioni e le colonne di fumo in diversi punti della città», ha raccontato. Erano le 13 quando ha deciso di testimoniare al telefono al Centro quello che vedeva. Si trovava in piazza della Libertà, davanti al Teatro dell’Opera di Leopoli. «Ha resistito quasi 125 anni, deve farlo ancora», ha detto, pubblicando sui social una sua fotografia appena scattata davanti alla splendida facciata del monumento, impreziosita da diversi stili artistici e architettonici. Ha riagganciato ed è ripartito per l’Abruzzo. Mentre usciva dalla città, ha fotografato il fumo che si alzava e un’esplosione lungo la ferrovia. Il fuoco fuoriusciva dal tetto di un grande edificio civile che sovrasta i binari.
Di Carlo, originario di Schiavi di Abruzzo ma residente a Chieti, nella vita è un agronomo addetto al controllo zootecnico per un ente morale della Regione Abruzzo. Nei fine settimana organizza viaggi in pullman per comitive e ne prende parte come autista. Da quando è scoppiata la guerra ha messo a disposizione la sua patente per i bus per mettere in salvo gli ucraini, compiendo in totale tre viaggi che hanno permesso la fuga a centinaia di persone.
Ieri si è trovato testimone casuale del ritorno improvviso della pioggia di bombe su Leopoli. La città nell’Ovest dell’Ucraina è crocevia dei rifornimenti di viveri e di armi verso le zone calde del conflitto, ma anche tappa intermedia di chi fugge verso l’Europa. I bombardamenti fanno parte della nuova strategia militare russa, attivata dopo il cambio dei vertici militari della campagna, che mira a interrompere gli approvvigionamenti dell’esercito ucraino al fronte Est, quello nel Donbass. Quindi bombe di nuovo anche su Leopoli e su Kiev.
LA SUA TESTIMONIANZA
«Le sirene hanno cominciato a suonare verso le 7.40 del mattino. Tanta la paura, la poca gente per strada ha cominciato ad accelerare per fuggire e mettersi al riparo. Noi non sapevamo dove andare. Sono suonate almeno altre quattro volte nella sola mattinata», ha raccontato, poi aggiungendo: «Dalle 8.30 abbiamo cominciato a vedere le prime esplosioni, poi le colonne di fumo che si alzavano in diversi punti della città».
Quindi ancora: «i russi stanno bombardando soprattutto stazioni e ferrovie, per fermare gli approvvigionamenti. Questo provoca ulteriori problemi all’invio dei viveri verso Est, ma anche all’arrivo dei profughi dalle zone del fronte. Questa guerra è inaccettabile sotto ogni punto di vista, lo è l’invasione da parte russa e come la si sta combattendo».
Di Carlo ha testimoniato anche la fuga degli abitanti dal Donbass in fiamme: «A Leopoli abbiamo visto arrivare una marea umana di profughi dal Donbass. Abbiamo notato che hanno anche un problema linguistico con i loro concittadini: parlano infatti il russo e fanno fatica a capirsi anche con gli stessi ucraini».
LA SUA MOBILITAZIONE
Quello di ieri è stato il terzo viaggio di Di Carlo insieme ad autolinee ucraine per prendere in carico chi fugge dalla guerra.
«Cerco di dare una mano quando posso. Sono sempre stato contro la guerra. Sono cresciuto in una famiglia che ha vissuto sulla propria pelle gli orrori di un conflitto: mio nonno è un disperso della campagna di Russia della Seconda guerra mondiale. Sono cresciuto vedendo mia madre e mia nonna illudersi ogni volta che tornavano in Italia i corpi dei soldati dalla zona del Don. Oggi urlo viva la libertà e gloria all’Ucraina».
Di Carlo è tornato questa notte in Abruzzo, a Pescara, con un pullman pieno di profughi ucraini. «Hanno tutti amici o parenti in Abruzzo e in Italia che li aspettano e che in molti casi sono pronti ad accoglierli direttamente nelle proprie case. È per questo che vengono da noi». I rifugiati trasportati da Di Carlo si aggiungono ai 4.585 già censiti in regione, secondo l’ultimo bollettino della Protezione civile abruzzese diffuso prima della chiusura pasquale degli hub vaccinali per la prima identificazione. La stragrande maggioranza di loro, quasi 2.800, è ospite dei privati, nella maggior parte dei casi di ucraini già ben integrati nella società abruzzese.