«Mi trovo tra i bianchi, stavo spacciando»
Nelle intercettazioni le richieste pressanti da parte dei giovani acquirenti e le conversazioni tra gli africani per rifornirsi dei “bastoni” da piazzare
PESCARA. Tra di loro parlano il dialetto senegalese wolof, ma per capirsi con gli albanesi che li riforniscono di marijuana, con i rom che gli danno la “roba” pesante quando il mercato glielo chiede e la manciata di altri italiani che li aiutano nei loro smerci, e con tutta la clientela che ha imparato a conoscerli usano un italiano criptato dove i serpenti sono le forze dell’ordine e il bastone (dal dialetto africano bante) è un chilo di marijuana, secondo quanto ricostruito dai finanzieri che li hanno ascoltati con l’interprete per cinque mesi. Per capire l’entità del traffico ecco uno stralcio di conversazione telefonica in cui parlano due degli arrestati: «Il mio amico è venuto a spiegarmi cosa vi siete detti... lui voleva 150 bastoni... ne può prendere anche di più...dico per davvero...perché gli ho detto che sei mio amico e tu sei la persona giusta... mi capisci... quindi vuole pagare un bastone a... te lo dico cono i soldi nostri... cinquantamila» (50mila Cfa, moneta del West Africa, corrispondenti a 80 euro). Richieste continue di “bastoni” anche se poi ogni tanto c’è qualcuno che si lamenta: «Aspetta domani... a certi orari mi trovo in mezzo ai bianchi... quando mi hai chiamato stavo spacciando!!... Sono più spacciatore di voi!!... Voi siete dei piccoli spacciatori». La “piazza” dello spaccio è ovunque ci siano giovani, ragazzini dai 14 anni in su che comprano la marijuana a ritmi serrati e con una facilità estrema come racconta la conversazione tra Mbaye e un connazionale: «... sto ancora preparando la roba da dare al ragazzo... aspetta un po’ prima di andartene a casa... sto tagliando la roba... appena è pronta te la voglio consegnare... stasera stessa». Gli risponde Mbaye: «Ma tu hai qualcosa per pesare la roba?», e l’altro: «sì, me l’ha trovata quel ragazzo... devi fare in modo di darmela adesso perché ne ho bisogno... cerca di farmela avere prima di mezzanotte... ».
Si muovono come professionisti consumati, e a ritmi incessanti: «Il bastone è pronto? Se è pronto me lo dici... perchè serve a un tizio e gliene serve tanta». E ancora «ti prego, mi serve presto». I riferimenti che si danno sono «il parking vicino al kebab» oppure la zona di Santa Caterina, a Pescara, «la strada delle biciclette» («sono entrati i serpenti, sono arrivati con la macchina nprmale... sono entrati nella strada delle biciclette...») per intendere la strada parco, via Michelangelo e «in alto a Montesilvano» per Montesilvano Colle. Conoscono il territorio, e sanno come muoversi considerando, che la regia è in mano a persone radicate sul territorio come il presunto capo Abdou Mbaye: da nove anni a Montesilvano, ha convissuto con una donna di origini campane. Non ha mai lavorato ma non si è mai fatto beccare con un grammo di droga. Assistito dall’avvocato Antonio Di Matteo che con l’avvocato Stefano Sassano difende gran parte degli arrestati, sarà sentito tra domani e venerdì. (s.d.l.)
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