«Mia figlia in salvo per un soffio»

8 Marzo 2022

Jaroslava, 63 anni, riabbraccia i suoi cari e piange: «I russi uccidono anche i civili»

PESCARA. «I russi fermano le macchine per strada, tagliano le gomme e poi fucilano i passeggeri. Uccidono senza motivo la gente che vaga per strada alla ricerca di una via di fuga». Basta un niente per morire, lungo le strade di Leopoli o di tante altre città ucraine, assediate dalle milizie di Putin dal 24 febbraio, data di avvio del conflitto tra Russia e Ucraina. Piange di dolore e di gioia mamma Jaroslava, 63 anni, da 20 anni badante in Italia, che ieri mattina davanti al deposito dove si sta svolgendo la raccolta viveri in Comune, in piazza Italia, ha potuto riabbracciare la figlia di 29 anni, dermatologa, con il nipotino di 8 mesi che ha preso in braccio e da cui non riusciva a staccarsi. E una nipote con due ragazzini di 10 e 16 anni. I mariti sono rimasti a combattere oltre confine. La famiglia è arrivata all'alba da Leopoli, in Ucraina occidentale, a circa 70 km dal confine con la Polonia. «A Leopoli è saltato l'aeroporto», racconta la donna, ormai naturalizzata pescarese, che con una mano si asciuga le lacrime e con l'altra si tiene stretto il passeggino che gli hanno appena donato i volontari del deposito comunale, «a nord i villaggi sono stati rasi al suolo e i russi fermano le macchine in fuga, gli bucano le gomme e sparano ai passeggeri. Due genitori con una bimba piccolissima sono stati fatti fuori senza motivo, colpevoli solo di cercare un modo per mettersi in salvo». «Perché questo orrore?», si domanda la donna disperata mentre attende il ritorno di figlia e nipoti, impegnati a fare il tampone anti Covid all'ex pronto soccorso, «siamo stati sempre un solo popolo. Zelensky deve andare avanti per fermare gli oppressori che hanno tenuto anche la mia famiglia prigioniera in uno scantinato per evitare le bombe. I miei nipotini sono terrorizzati. Li abbiamo accompagnati a mangiare la pizza e bere il cappuccino per distrarli e dopo li porteremo a mangiare il gelato. È solo un modo per rasserenarli». Si asciuga continuamente gli occhi umidi, Jaroslava: «Ho lavorato per 20 anni per dare una casa a mia figlia e ora lei è dovuta scappare da quella casa e chissà quando potranno tornare. Adesso andranno a stare da amici perché non ho tanto spazio. Grazie ai pescaresi per tutto l'aiuto che ci stanno dando. Mai avremmo immaginato di arrivare a questo punto e chissà quando finirà questa folle guerra». (c.co.)