«Michele non è un mostro e il Gatorade è stato buttato»
PESCARA. «Non disegnatelo come un mostro, perché Michele non c’entra niente». Parla al telefono con la voce distrutta la compagna di Michele Gruosso, una donna più grande del 22enne finito nel...
PESCARA. «Non disegnatelo come un mostro, perché Michele non c’entra niente». Parla al telefono con la voce distrutta la compagna di Michele Gruosso, una donna più grande del 22enne finito nel carcere di San Donato con l’accusa di tentato omicidio. «Michele non aveva alcuni motivo per odiare questa persona. Anzi, ci andava estremamente d’accordo, lavoravano insieme». La donna, che chiede l’anonimato a tutela del suo bambino, non nasconde di avercela con la suocera perché, afferma, «se Michele si trova in questa storia è perché si fida ciecamente della madre che evidentemente è una mente disturbata, prende dei tranquillanti da quando ha subìto quell’aggressione alla Pineta e se aveva dei problemi con il marito, una bravissima persona con cui si stavano lasciando, se la poteva risolvere diversamente. Invece c’è finito in mezzo il figlio, un ragazzo giovane, bravissimo, che non aveva neanche la macchina, e che sì, in farmacia ci andava, ma a prendere le medicine che gli chiedeva la mamma e che magari ha preso anche per me, per tutti. Non può essere una colpa se ha portato delle bevande in ospedale su commissione della madre. Che ne poteva sapere se c’era dentro qualcosa? Io non ho mai notato nulla, mai». Stessa linea dell’avvocato Leonardo Casciere che con il figlio Luca difende anche Daniela Lo Russo: «Michele l’ho visto oggi (ieri ndr), dice che non ne sa niente di questa storia, che non sa che cos’è il coumadin e che in farmacia ci è andato con la ricetta che gli ha dato la madre. Quanto al gatorade dice di non averlo mai portato in ospedale. Anzi, di essersi insospettito a un certo punto e di averlo buttato. Vuole uscire, questo mi ha chiesto». L’interrogatorio di madre e figlio c’è domani e solo dopo l’avvocato farà ricorso al Riesame. «Vorrei una perizia che stabilisse se quella molecola riscontrata nel sangue dell’uomo possa essere riconducibile ad altri farmaci. E mi rivolgerò a un medico legale in grado di dirmi se, in quale quantità e in quanto tempo il Coumadin è in grado di uccidere una persona».
Ma poi perché ucciderla? Il figlio della vittima dice di non aver mai dato l’aut aut al padre, ma di essersene andato lui dalla casa di Santa Teresa dove abitavano tutti insieme. Ma poi Daniela se n’è tornata a Pescara. E sono cominciati i guai.(s.d.l.)
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