Microbiologia aperta 24 ore su 24 per combattere le infezioni acute

31 Luglio 2019

Pescara tra le poche città in Italia ad avere un laboratorio in grado di gestire l’emergenza della sepsi Il primario di Malattie infettive Parruti: «Questi stati settici sono spesso resistenti agli antibiotici»

PESCARA. L’Organizzazione mondiale della sanità l’ha dichiarata «un’emergenza sanitaria globale» il cui tasso di mortalità schizza al 70 per cento nei casi più gravi e che, negli ospedali americani, rappresenta la prima causa dei decessi. Se non diagnosticata in tempo, la Sepsi, una malattia molto grave causata da un’infezione conclamata o nascosta, uccide quattro volte più del tumore del colon, cinque volte più dell’ictus e dieci volte più dell’infarto miocardico.
I casi sono in continuo aumento in Italia, anche perché aumentano i pazienti resistenti agli antibiotici. Eppure sul territorio nazionale soltanto quattro ospedali possiedono un laboratorio di microbiologia in grado di gestire gli stati settici h24 e consentire una diagnosi e una cura precoce.
Tra le eccellenze riconosciute a livello globale figura l’unità operativa complessa di Microbiologia e virologia clinica dell’ospedale di Pescara, diretta da Paolo Fazii, che, dal febbraio 2016 grazie al progetto «Sepsi rapida», ha intrapreso un percorso virtuoso, Percorso che ha consentito una repentina identificazione delle infezioni e il miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti.
Il fiore all’occhiello è la copertura giornaliera, attraverso due turni, dal lunedì al sabato (dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20) e la reperibilità notturna e festiva del personale, per la gestione degli stati settici e dei casi di infezioni acute. «In tre semestri», è la stima del direttore di Malattie infettive Giustino Parruti, «siamo riusciti a ridurre dell’80 per cento la resistenza di quei germi e batteri resistenti agli antibiotici che sono causa di Sepsi e abbiamo ottenuto una diminuzione del consumo dei farmaci più pericolosi, trattando i pazienti con infezioni sospette o in atto con gli antibiotici giusti per il minor tempo possibile».
Il prossimo obiettivo, che la Asl intende raggiungere tra settembre e ottobre prossimi, è una riduzione ulteriore dei tempi di intervento. «Ogni minuto è prezioso», rimarca Fazii, «è necessario un tempestivo riconoscimento e un trattamento adeguato, poiché senza un immediato intervento di terapia intensiva non c’è possibilità di sopravvivenza e, per ogni ora di ritardo, il rischio di morte per Sepsi aumenta dell’8 per cento. Tra qualche mese riusciremo a identificare in laboratorio i microrganismi patogeni in 90 minuti e realizzare in 6/7 ore un antibiogramma per indirizzare il medico nella prescrizione di un trattamento antibiotico efficace».
Secondo gli esperti, la Sepsi è generalmente causata da infezioni batteriche e fungine che si diffondono nel sangue e raggiungono gli organi vitali come i reni o l’addome. La maggiore incidenza e lo sviluppo dei batteri resistenti agli antibiotici sono determinati dall’aumento di tecniche diagnostiche invasive, di terapie antibiotiche inadeguate e dei pazienti critici quali bambini, anziani e persone con un sistema immunitario debilitato.
«L’ospedale di Pescara», ha sottolineato il direttore generale della Asl Armando Mancini in un incontro, ieri mattina, al quale ha partecipato anche il direttore del dipartimento dei servizi Vincenzo Di Egidio, «è l’unico in Abruzzo ad avere un’unità operativa complessa dedicata che ci consente di affrontare e risolvere quotidianamente queste problematiche che hanno importanti ripercussioni sull’emergenza-urgenza nell’area metropolitana vasta». Le eccellenze raggiunte dalla Microbiologia di Pescara sono state evidenziate anche da Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione dei microbiologi clinici italiani (Amcli), intervenuto telefonicamente: «In Italia esistono soltanto 50 strutture complesse di Microbiologia e 4 ospedali con un laboratorio di gestione della Sepsi attivo h24. Pescara è motivo di esempio e di orgoglio, un presidio per l’area adriatica e per il Centro Italia».
Per preservare i risultati raggiunti da febbraio 2016 ad oggi, anche alla luce della definizione del nuovo piano sanitario regionale, Parruti ha sottolineato «l’importanza di non ridurre gli sforzi fatti finora».
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