Migliaia di posti a rischio: è emergenza in Abruzzo

9 Settembre 2021

Tante vertenze aperte: dalla Sevel alla Brioni, dalla San Marco alla Betafence

Il Covid ha inferto un colpo durissimo all'industria abruzzese. Una crisi acuita dell'emergenza pandemica, che si somma alle tante vertenze sindacali aperte da tempo sul territorio. Per dirla in numeri sono a rischio migliaia di posti di lavoro, con il settore dell'automotive che paga il prezzo più alto. Ma c'è un secondo ordine di problemi: l'impossibilità di reperire materie prime che vengono immesse sul mercato con il contagocce e a prezzi esorbitanti. «Sapevamo che, chiuso l'ombrello degli aiuti del Governo, sarebbe arrivata la fase critica», dice il presidente della Regione, Marco Marsilio, che ha messo in moto una serie di strumenti agevolativi per aiutare le imprese, grandi e piccole, a reggere il mercato. «Ma le risorse a disposizione», afferma il Governatore della Regione, «sono assolutamente insufficienti».
I FRONTI CALDI
Si va dal settore automobilistico alla lavorazione dei prodotti in carbonio, dalla siderurgia pura alle produzioni a catena per i maggiori gruppi industriali italiani, dalle recinzioni metalliche alle fonderie passando per i call-center che, nell'Aquilano, a causa dell'andamento altalenante delle commesse pubbliche e private, tra cui figura anche l'Inps, rischiano la chiusura. 500 i lavoratori che potrebbero perdere il posto, solo in quest'ultimo caso, a cui si sommano i 705 contratti a termine della Sevel di Atessa, che l'azienda non vuole rinnovare e gli 80 posti della San Marco di Chieti, che produce componenti per la Sevel.
Anche la Betafence di Tortoreto è in affanno con 135 lavoratori con contratto di solidarietà. Nella black list delle aziende in crisi, o che hanno vertenze aperte, figurano anche l'Atr di Colonnella, già fallita, con 80 lavoratori in cassa integrazione fino a giugno 2022 e la Veco di Martinsicuro che ha posto 50 lavoratori in cassa integrazione per blocco della produzione.
RISCHIO ESUBERI
Alla Diba Metalli di Giulianova 35 dipendenti sono senza ammortizzatori sociali, mentre alla Selta di Tortoreto 70 dipendenti stanno operando in amministrazione straordinaria, dopo il fallimento della società. E ancora, la Pilkington di San Salvo a primavera ha dichiarato 300 esuberi, uno dei tavoli di trattativa governativi che impegna un numero importante di lavoratori in esubero. Anche allo stabilimento L-Foundry di Avezzano le acque risultano agitate dopo che 30 dipendenti hanno lasciato l'azienda, con cui i sindacati hanno aperto un confronto serrato per conoscere il piano di investimenti e le produzioni. Infine, la Riello di Capagatti che chiude e licenzia 71 operai.
DURO COLPO
«Il Covid ha influito sull'andamento economico generale e della nostra Regione», afferma Marsilio, «andando ad acuire anche situazioni pregresse di difficoltà delle industrie abruzzesi. Il settore automobilistico, con quasi due anni di fermo totale delle vendite, ha avuto pensanti ricadute: pensiamo alla vertenza Pilkington, uno dei tavoli di concertazione più caldi, se non altro per l'impatto occupazionale. La Sevel ha continuato a produrre, ma negli ultimi giorni mancano i semi-conduttori e si rischia il blocco degli impianti: quello del reperimento delle materie prime è un problema enorme per le aziende». Secondo Marsilio «è evidente la relazione tra molte vertenze aziendali e l'emergenza pandemica. Eravamo consapevoli che, terminata la fase di aiuti governativi e il blocco dei licenziamenti, si sarebbe aperto un fronte importante dal punto di vista occupazionale».
RUOLO DELLA REGIONE
«I nostri uffici stanno lavorando per predisporre tutti gli strumenti necessari ad aiutare le aziende», fa sapere Marsilio, «e per creare sul territorio le condizioni per assorbire il contraccolpo che arriverà con lo sblocco dei licenziamenti e quando termineranno incentivi e benefìci. Ma ci sono settori in forte crisi, come quello automobilistico e a disposizione della Regione sono assolutamente insufficienti rispetto alla portata delle crisi aziendali e al loro impatto economico».
NO A DELOCALIZZAZIONI
Intanto, anche l'Abruzzo attende il decreto del Governo che darà lo stop alle delocalizzazioni. Licenziare i dipendenti per delocalizzare la produzione diventerà più difficile anche per le aziende abruzzesi: il Governo, infatti, sta preparando il decreto anti-delocalizzazioni che interviene con misure severe sui licenziamenti collettivi per cessazione di attività. Il decreto si baserà su quattro punti prioritari: il preavviso di sei mesi, un piano di gestione esuberi e riconversione, l’introduzione di sanzioni e di una lista delle aziende inadempienti. L'approvazione del nuovo decreto era attesa dopo la pausa estiva: scopo della norma è regolamentare, in modo stringente, le chiusure dei siti produttivi che rischiano di desertificare zone produttive e ad alta industrializzazione, mitigando l’impatto occupazionale e utilizzando tutti gli strumenti attivabili per la riconversione, dopo aver usufruito di incentivi e agevolazioni, per produrre in Italia. Una norma che potrebbe risultare utile nel caso di vertenze come la SanMarco in Val di Sangro, che ha aperto la procedura di mobilità per 50 dipendenti, la Betafance di Tortoreto che, pur essendo in utile, era intenzionata a delocalizzare o L-Foundry la cui commessa principale scadrà nel 2023.
©RIPRODUZIONE RISERVATA