Migranti, ora è allarme 10 casi anche in Marsica

In serata la notizia dei contagi a Civita d’Antino (otto) e Canistro (due) Record di positivi a Civitella del Tronto (24). Marsilio: bombe batteriologiche
PESCARA. Quarantanove nuovi casi di coronavirus in un solo giorno in Abruzzo. Per vedere numeri tanto alti bisogna tornare indietro di tre mesi e mezzo, alla fine di aprile, quando l’Italia era nella fase peggiore della pandemia. A far salire bruscamente il trend del contagio c’è la questione migranti: altri cinque positivi a Moscufo, due all’Aquila, 8 a Civita d’Antino, 2 a Canistro, 24 tra i 50 ospiti del Cas di Civitella del Tronto nel Teramano. Sono tutti monitorati e in isolamento, senza alcun contatto con l’esterno, ma la polemica politica non si placa. A quelli di importazione si aggiungono nove casi emersi sul territorio, dall’Aquila a Teramo, da Sulmona a Pratola Peligna.
ECCO IL BOLLETTINO. Solo quindici i casi comunicati nel bollettino della Regione. Gli altri verranno inseriti in quello di oggi. Il totale ufficiale, in attesa dei dati aggiornati, sale a quota 3.445. Al netto dei riallineamenti legati all’accertamento delle provenienze dei positivi dei giorni scorsi, otto dei quindici casi fanno riferimento alla provincia dell’Aquila, dove il totale sale a 268, cinque alla provincia di Pescara (totale 1.635), uno alla provincia di Chieti (totale 858) e uno alla provincia di Teramo (totale 642). Sale di 13 unità il numero degli attualmente positivi, che sono 153: venti pazienti sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva (+1 rispetto a mercoledì), uno in terapia intensiva (invariato) e 132 sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl (+12). I guariti sono 2.810. Non si registrano nuovi decessi: il bilancio è fermo a 472.
TRE CASI IN VALLE PELIGNA. Tre casi riguardano Sulmona e Pratola. Nella patria di Ovidio una dipendente comunale è risultata positiva, così come un imprenditore. Positiva anche una donna nella vicina Pratola Peligna, moglie di un operatore sanitario dell’ospedale dell’Annunziata. Fattore comune di questi casi è una festa di compleanno di un bambino a cui i tre avrebbero partecipato. Non è escluso che all’origine dei contagi vi sia una persona asintomatica, ignara di aver contratto il coronavirus.
In una frazione dell’Aquila, invece, sono risultati positivi una donna e i suoi due figli, di recente rientrati dall’Albania. La famiglia, con senso di responsabilità, si era registrata al portale della Regione Abruzzo per comunicare il rientro in Italia. Erano già in quarantena, quindi dovrebbe trattarsi di una vicenda circoscritta. Per il marito si aspetta l’esito del tampone. Un caso anche a Lanciano e a Teramo.
MIGRANTI POSITIVI. Ancora una volta, a far salire il dato abruzzese sono i migranti. Ai sette ospiti della struttura di Moscufo, già risultati positivi, se ne aggiungono altri cinque, mentre sono negativi i tamponi eseguiti sul personale. Nel bollettino sono poi inseriti i due ospiti del Cas di Pettino, all’Aquila, risultati positivi, di cui era già stata data notizia ieri.
La situazione più critica è quella registrata al Cas di Civitella del Tronto, dove sono ospitate 50 persone: dieci migranti positivi in base ai dati della mattina, poi arrivano i risultati di altri tamponi e il totale sale a 24. Tra questi ci sono anche sette minorenni di età compresa tra i 15 e i 17 anni. Sono tutti asintomatici. L’Asl di Teramo si è subito attivata per scongiurare la diffusione del virus tra gli altri migranti e tra gli operatori della struttura. È in corso il tracciamento di tutti i contatti. Oggi verranno eseguiti i tamponi sul personale del Cas, che, comunque, ricorda l’azienda sanitaria, opera con tutti i dispositivi di protezione previsti dalla normativa. Oltre a Civitella, L’Aquila, Civita d’Antino, Canistro e Moscufo, casi di coronavirus tra migranti nei giorni scorsi sono stati accertati anche a Gissi (16 positivi) e a Pettorano sul Gizio (8 positivi). Sono 200 gli stranieri arrivati in Abruzzo negli ultimi giorni nell'ambito della ripartizione prevista su base nazionale, 50 in ognuna delle quattro province.
L’ANCI: C’È PREOCCUPAZIONE. «C’è preoccupazione per il territorio», afferma Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo e presidente dell’Anci Abruzzo (Associazione nazionale Comuni italiani), «derivante dalla precarietà nella gestione generale di tutta la vicenda dei migranti. Non è assolutamente un problema relativo all’immigrazione, ma è un problema sanitario e come tale va affrontato. Da una parte parliamo di persone, i migranti, che vanno tutelate, ma dall’altra parte parliamo di controlli che devono essere più rigidi. È necessario approntare percorsi per evitare che i positivi diffondano il contagio. Comunque quello con cui abbiamo a che fare ora è un problema circoscritto».
«BOMBE BATTERIOLOGICHE». Torna all’attacco il governatore Marco Marsilio, secondo cui «tutti i timori che avevamo ragionevolmente espresso motivando la nostra contrarietà all’arrivo dei migranti si sono rivelati fondati. Ora», dice, «anche a Civitella del Tronto si pone il problema su come gestire e separare i positivi dai negativi, dentro strutture che, come avevano denunciato anche i sindaci, sono inadeguate a questo scopo. La dissennata politica del governo ha trasformato i Cas abruzzesi in vere e proprie bombe batteriologiche a orologeria. Il governo ha la grave responsabilità di aver messo in pericolo una comunità che, con mesi di sacrifici e disciplina, aveva praticamente azzerato i contagi e che ora si deve difendere da focolai di importazione. L’unica cosa sensata da fare è il blocco navale al largo delle coste libiche e tunisine e il rigido controllo delle frontiere».
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