Migranti positivi all’Aquila I sindaci: strutture inadeguate

Altri due contagiati: salgono a 25. Moscufo chiede la chiusura del centro d’accoglienza
L’AQUILA. Venticinque migranti positivi al Covid-19 sui 200 arrivati in Abruzzo, altri due ieri. Si tratta di ospiti del centro di accoglienza di Pettino, quartiere dell’Aquila. Come riferito sindaco Pierluigi Biondi rimarranno in isolamento domiciliare nei prossimi giorni. «Mi sono sentito con tutti gli organi istituzionali coinvolti affinché vengano adottate tutte le misure precauzionali del caso», evidenzia Biondi, «coloro che sono stati in contatto con le persone risultate positive al Covid-19 rimarranno in isolamento domiciliare e, quindi, sarà loro impedito di lasciare la struttura dove sono ospitati. I controlli da parte dell’azienda sanitaria saranno costanti. Tutti saranno sottoposti a tampone, con frequenza, sino all’accertata negativizzazione di chi è risultato positivo. Manterremo alta l’attenzione per salvaguardare e tutelare la salute pubblica».
LA LEGA PROTESTA. Critico il coordinatore regionale della Lega, Luigi D’Eramo, per il quale «il governo Pd-M5S sta mettendo seriamente a rischio la popolazione che per lunghissimi mesi si è sacrificata duramente per contenere la diffusione del virus».
SINDACI IN AUDIZIONE. Domani alle 10 i sei sindaci dei centri che accolgono i migranti sono stati convocati in audizione dalla commissione regionale “Fenomeno immigratorio e lavoro sommerso”. Gli extracomunitari, provenienti da Porto Empedocle dopo l’approdo sull’isola di Lampedusa, si trovano all’Aquila, Civita d’Antino, Canistro, Gissi, Civitella del Tronto e Moscufo. Città e paesi dove la tensione è alta. Nel giro di una settimana, infatti, 25 dei 200 profughi accolti dall’Abruzzo su disposizione del ministero dell’Interno sono risultati positivi al Codiv-19 e per i primi cittadini sta diventando sempre più difficile riuscire a far fronte alle urgenze e alle richieste di chiarimento che arrivano dai residenti. L’audizione avverrà nell’aula consiliare “Sandro Spagnoli” del palazzo dell’Emiciclo all’Aquila.
CANISTRO NON SI FIDA. «Non so se sarò presente perché non ritengo che questa commissione abbia voce in capitolo in questa vicenda», dichiara un contrariato primo cittadino di Canistro, Angelo Di Paolo, «siamo stati costretti ad accogliere queste persone: ci avevano detto che dovevano essere 5 invece sono 15. Questa è la dimostrazione che non si può fare affidamento su nessuno. La Asl ci ha riferito che il test sierologico ha dato risultato negativo, ma questo non ci tranquillizza, visto quello che è accaduto altrove. Ora è stato effettuato il tampone su tutti, vediamo come sarà la situazione. In ogni caso chiederò com’è strutturato l’isolamento all’interno dell’edificio dove, come amministrazione, non possiamo entrare. Solo in quel momento deciderò in totale autonomia cosa fare».
LE PERPLESSITÀ DI GISSI. Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, nei giorni scorsi ha espresso disappunto per la scelta di inviare 200 immigrati in Abruzzo accusando il governo di «irresponsabilità». È pronto a ribadire in Regione la sua contrarietà a questa gestione dell’accoglienza anche il sindaco di Gissi, Agostino Chieffo, che l’altro giorno si è detto pronto ad andare in Procura a Vasto dopo aver appreso del contagio di 16 dei 50 ospiti dell’ex albergo Santa Lucia. «Nelle prossime ore avremo sicuramente un quadro più chiaro della situazione», afferma Chieffo, «l’Asl sta eseguendo i tamponi anche al personale della struttura e questo ci consentirà di chiarire la questione. Ho ribadito in prefettura, e lo farò poi in commissione, tutte le mie perplessità su come la vicenda è stata gestita e sul fatto che i sindaci non sono stati coinvolti in questi trasferimenti, nonostante rappresentino lo Stato a livello territoriale e ascoltino quotidianamente le preoccupazioni e le tensioni delle proprie comunità. Ho avanzato delle perplessità sulla struttura che ospita queste persone, e lo ribadirò in Regione, perché ritengo che quegli spazi non siano adeguati e vada predisposto quanto prima un trasferimento. Chiederò poi un sostegno al governo regionale perché noi sindaci non possiamo essere lasciati soli».
«INTERVENGA IL MINISTRO». Il senatore leghista William de Vecchis ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, in cui si chiede «la smentita della notizia secondo cui 20 migranti stanno per essere trasferiti nella struttura extra alberghiera di Civita d’Antino, nella Valle Roveto, attualmente impiegata come struttura di accoglienza».
TAMPONI IN RITARDO? «Ho scritto alla Regione e al ministero perché ancora non ho ricevuto i risultati dei tamponi», ribadisce il sindaco di Civita d’Antino, Sara Cicchinelli, «per questo chiederò alla commissione qual è lo stato della salute dei nostri ospiti e il numero preciso e le generalità di queste persone. Perché se ce n’erano 30, e ne sono arrivati 20, saremo a quota 50. E la struttura, da quello che sappiamo, ne può ospitare solo 40. Come faranno a tenerli in isolamento? A questa domanda nessuno per il momento mi ha risposto».
STRUTTURA DA CHIUDERE. Per Claudio De Collibus, sindaco di Moscufo, nel Pescarese, la Regione deve garantire che gli immigrati in arrivo in questo periodo siano negativi al Covid per non creare allarmismi nei territori. Sette gli ospiti della struttura del suo paese risultati positivi. «Chiederò di non tenere più il Cas aperto proprio in seguito all’emergenza coronavirus», precisa De Collibus, «quando i migranti sono arrivati c’era stato detto che erano tutti negativi, invece dopo il tampone 7 di loro sono risultati contagiati. Abbiamo fatto una battaglia per tutelare la nostra comunità e ora ci ritroviamo in queste condizioni. Non sono più intenzionato ad accogliere altri immigrati che non abbiano un certificato di negatività, fin dalla partenza. In paese sono tutti molto preoccupati. Non siamo razzisti, ma la Regione deve capire che dobbiamo tutelare la nostra comunità».
«INACCETTABILE». Non ha ancora ricevuto la convocazione in commissione regionale il sindaco di Civitella del Tronto, Cristina Di Pietro, che continuerà «a fare appello a tutti affinché venga fatto un controllo sanitario a monte, prima dell’assegnazione degli immigrati ai vari centri di accoglienza straordinari. Trovo del tutto inaccettabile accogliere dei migranti e, solo a distanza di giorni, venire a sapere che alcuni di loro sono positivi. Noi sindaci non possiamo far fronte a tutto questo».
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