Milillo: è un incidente chiazza spuntata dal 15 marzo

MONTESILVANO. La presenza del percolato ai piedi dell’ex discarica di Villa Carmine, che mercoledì ha fatto scattare il sequestro, non era sfuggita al tecnico ambientale e presidente dell’associazione...
MONTESILVANO. La presenza del percolato ai piedi dell’ex discarica di Villa Carmine, che mercoledì ha fatto scattare il sequestro, non era sfuggita al tecnico ambientale e presidente dell’associazione Nuovo Saline Gianluca Milillo.
Quando avete scoperto la presenza del percolato?
«Da anni monitoriamo gli insetti che vivono nel fiume per valutare la salute dell’acqua, con controlli quasi quotidiani. Nel tratto che va dalla discarica al depuratore avevamo già notato che erano presenti solo due specie rispetto alle 30 presenti prima. Pensavamo si trattasse di 40 anni di inquinamento cronico, poi il 15 marzo abbiamo notato questo fluido. In quella occasione sono stato invitato come tecnico in commissione Vigilanza ma, per una serie di capricci isterici di alcuni consiglieri di minoranza, non mi è stato possibile evidenziare questi aspetti, né mi è stato possibile farlo nella seduta in cui era presente il commissario ad acta Domenico Orlando. Sono stato ascoltato solo il 31 marzo».
Nessuna chiazza prima?
«No, e questo avvalorerebbe anche l’ipotesi secondo cui le ultime analisi non avevano evidenziato criticità, come dichiarato dal commissario al quale esprimiamo solidarietà perché domare un mostro simile è difficile. Reputo, infatti, questo fenomeno più un incidente che il frutto di incuria e immobilismo».
Quale potrebbe essere l’origine del percolato?
«Osservando a distanza sembra che lungo la sponda che costeggia la discarica manchino le classiche chiazze scure da trasudamento del percolato. Sembra quasi che il percolato arrivi dalla zona ovest della discarica, o dall’area dove non era stata ancora terminata la messa in sicurezza, o addirittura da qualche nuova falda esterna al perimetro della discarica».
Cosa contiene quel fluido?
«Purtroppo è difficile stabilirlo. Il sito risale agli anni ’70 quando le discariche ospitavano materiale eterogeneo. Ma indipendentemente dalla sua natura chimica, senz’altro è qualcosa che fa male alle acque. Quanto? È una stima difficile, dipende dalla portata del fiume. E poi ciò che vediamo in superficie potrebbe aver impregnato grandi estensioni di terreno e affiorare in punti immersi. Di certo c’è che la fauna marina in prossimità della foce è composta di molluschi filtratori che poi vengono mangiati dai pesci e vanno a contaminare aree molto più estese.
Quali sono le possibili soluzioni nell’immediato?
«Isolare l’area, e non solo con una fascetta, creando una trincea e impedendo che il percolato continui la sua corsa, anche aspirando le pozze. Se il fiume dovesse salire anche solo di 15 centimetri tutto il percolato andrà in acqua. Poi, verificare i canali di scolo circostanti. Oggi esiste la tecnologia per eliminare totalmente la discarica. Purtroppo però in Italia ciò non è possibile».
Cosa potrebbe fare il Comune?
«Questa amministrazione rispetto alle altre ha già fatto tantissimo: dai Contratti di fiume, al ripristino della funzionalità fluviale alla foce, all’ordinanza di divieto di pesca e uso dell’acqua. È inconcepibile però l’idea che un solo Comune possa farsi carico di una situazione simile».

