Milione sparito, indaga la Corte dei Conti

17 Maggio 2016

Gli incassi dei parcheggi a pagamento mai restituiti dall’ex gestore Ecoesse: il tribunale manda gli atti ai giudici contabili

PESCARA. Sarà la procura regionale della Corte dei Conti a indagare sul milione di euro dei parcheggi a pagamento sparito. Il giudice del tribunale civile Sergio Casarella, che il 26 gennaio scorso ha condannato l’Ecoesse di Chieti a restituire al Comune gli incassi delle strisce blu percepiti senza titolo tra il 2007 e il 2008, ha spedito gli atti del contenzioso alla Corte dei Conti. In appena due righe della sentenza, arrivata in Comune il 16 febbraio scorso, si delineano gli sviluppi del caso: «La sentenza deve essere trasmessa alla procura regionale presso la Corte dei Conti per gli eventuali profili di competenza». Toccherà alla Corte dei Conti individuare i responsabili per una cifra (1,152.557,61 euro) che, adesso, appare andata in fumo.

Sentenza post mortem. Sì perché la sentenza favorevole al Comune è arrivata troppo tardi, cioè dopo la morte dell’Ecoesse. Infatti, l’Ecoesse è stata liquidata il 6 giugno 2014 e la liquidazione non ha lasciato alcun avanzo. Successivamente, il 21 maggio 2015, la società è stata cancellata dal registro delle imprese. Il paradosso è che, 8 mesi dopo la cancellazione, una società ormai inesistente è stata condannata a restituire al Comune gli incassi dei parcheggi a pagamento ottenuti senza un contratto: per un periodo, l’Ecoesse gestì l’appalto senza un’assegnazione ma a fronte di «accordi verbali».

Contenzioso dal 2009. Il contenzioso tra Comune ed Ecoesse risale al 2009: fu proprio l’Ecoesse a fare causa al Comune chiedendo più di 750 mila euro di danni perché, secondo la società, in quegli anni circolavano troppi permessi gratuiti. «Durante l’espletamento del servizio», recita la citazione dell’Ecoesse, «emergeva che una rilevante quantità di stalli era esentata dal pagamento del corrispettivo per la sosta in forza di apposito atto del Comune esposto sul veicolo».

Comune beffato. La sentenza ha bocciato la tesi dell’Ecoesse ma, anche se favorevole al Comune, resta una beffa. Un caso contorto perché, adesso, non si sa più dove siano finiti i soldi pagati dai pescaresi: l’allora commissario liquidatore dell’Ecoesse Aniceto Del Pizzo ha chiuso la procedura nel 2014 senza mettere da parte soldi per un eventuale risarcimento al Comune: nel 2014 il contenzioso era ancora aperto.

Fallimento? Il Comune però non si è ancora arreso a perdere un milione di euro per sempre: secondo l’amministrazione Alessandrini, esiste una possibilità per recuperare i soldi ed è quella di ottenere il fallimento dell’Ecoesse benché sia già morta. Il sindaco Pd Marco Alessandrini e gli assessori, su consiglio della dirigente del settore legale Paola Di Marco, hanno affidato l’incarico della difesa a un avvocato esperto di diritto fallimentare, Quirino D’Angelo. Sarà proprio D’Angelo a presentare un ricorso d’urgenza per tentare di far dichiarare il fallimento della società ma è chiaro che non sarà affatto facile mettere le mani sul milione di euro concesso dal tribunale. Inoltre, la sentenza ha ordinato all’Ecoesse di pagare anche gli interessi, che su 1,1 milioni di euro sono pesanti, oltre ad altri 20 mila euro di spese legali. Adesso che gli atti sono finiti alla procura regionale della Corte dei Conti, qualcuno potrebbe essere chiamato a rispondere di quanto accaduto. E non è successo solo a Pescara: casi simili si riscontrano anche a Chieti e Teramo con buchi ancora più grandi di Pescara.

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