Minacce, urla e insulti in ospedale 14 denunce, 3 persone in carcere

19 Settembre 2024

A 5 giorni dalla violenta reazione dei familiari di un paziente deceduto, arriva la risposta della polizia Tra le accuse: danneggiamento e interruzione di pubblico servizio. Il sindaco Masci: svolta importante

PESCARA. Con le loro urla di rabbia e di dolore per la morte del loro familiare hanno terrorizzato gli infermieri del reparto di Oncologia al punto da indurli, come hanno riferito gli stessi sanitari agli investigatori della Mobile, a rinchiudersi in una stanza per oltre un’ora. Urla che qualcuno di loro, circa una ventina tra uomini donne e qualche bambino, e non quaranta come emerso inizialmente, ha trasformato in insulti e minacce, mentre altri in calci a porte e suppellettili, tanto che per fermarli e riportare la situazione alla calma sono dovute intervenire le forze dell’ordine.
A distanza di cinque giorni dalla violenta reazione dello scorso 13 settembre, ieri è arrivata la risposta della polizia: 14 le persone di origine rom denunciate per danneggiamento, minaccia aggravata e interruzione di pubblico servizio. Di queste, tre sono finite in carcere, in quanto gli sono stati revocati i benefici emessi in precedenza nei loro confronti dall’Ufficio di sorveglianza: la figlia 29enne del defunto, che ha evaso i domiciliari per andare a vedere il padre morto, e due nipoti di 35 anni che hanno violato l’affidamento in prova unendosi al gruppo di parenti infuriati che ha raggiunto l’ospedale quella mattina.
Secondo quanto riscontrato dagli investigatori della Mobile diretti da Gianluca Di Frischia e dal vice Mauro Sablone e coordinati dalla Procura, i 14 «sarebbero penetrati con violenza nel reparto di Oncologia dell’ospedale» (uno di loro avrebbe bloccato la porta d’ingresso per far entrare gli altri) dove hanno inveito contro il personale sanitario «procurando danneggiamento alla struttura, minacciando il personale sanitario e interrompendo per un sensibile periodo il servizio ospedaliero».
È questo l’esito della mattinata da incubo vissuta nel reparto di Oncologia dell’ospedale e che, dopo la ferma presa di posizione dei vertici della Asl e dei sindacati di medici e infermieri, è stata poi seguita e monitorata anche nel corso di un comitato provinciale Ordine e sicurezza convocato d’urgenza dal prefetto Flavio Ferdani.
Un episodio che arriva dopo le violenze subite dai sanitari degli ospedali in altre zone d’Italia, a cominciare da Foggia, e che anche per questo si è guadagnato largo spazio sulle cronache nazionali. «La risposta delle forze dell'ordine è arrivata puntuale», commenta il sindaco Carlo Masci. «Come accade sempre per ogni fatto di cronaca che si verifica in città, la svolta nelle indagini è maturata nel giro di pochissimo e di questo ringrazio gli investigatori della squadra mobile, il questore e il procuratore. Il mio grazie va anche al prefetto Ferdani che lunedì scorso, dopo quell'assalto ignobile in un reparto ospedaliero da parte di 40 persone, ha riunito il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica mostrando, come sempre, un'attenzione massima su tutto ciò che accade a Pescara. Sono certo che a questo primo traguardo, importante per rassicurare tutti coloro che lavorano in ospedale o sono ricoverati nei vari reparti, ne seguiranno altri», conclude Masci, «per evitare che si verifichino altri episodi della stessa gravità».