Miniere della Majella risorsa per il turismo

1 Novembre 2019

Speleologi di tutto il mondo s’incontrano a Lettomanoppello

PESCARA . Gallerie sotterrane e tracciati che le attraversano, sui quali un tempo neanche troppo lontano correvano i carrelli pieni di bitume estratto dalle miniere della Majella. Un patrimonio da riscoprire, e magari declinare in chiave turistica, come avviene già con successo in altre località italiane, dove si riescono a portare in miniera 10mila visitatori l’anno. Emergenze da recuperare anche per la loro componente “immateriale”, che racconta una pagina poco conosciuta della storia abruzzese, la vita di quei minatori che ogni giorno scendevano nelle viscere della terra per cavare materiale prezioso che sarebbe servito a produrre combustibile per lampade, oppure le famose “mattonelle” grigie, ancora ben visibili in moltissime stazioni italiane ed europee.
IL CONVEGNO. Di questo si è parlato ieri nel corso del convegno “La valorizzazione delle miniere dismesse in Italia - Il caso Majella: situazione attuale e prospettive future” che si è svolto ieri a Lettomanoppello, nell’ambito di “Strisciando 2.0” edizione 2019, che da ieri e fino al 3 novembre porterà in Abruzzo centinaia di speleologi da tutto il mondo. A promuovere il convegno sono stati l’Aps Majella club e lo Speleo Club Chieti, con il patrocinio di numerosi enti e gruppi speleologici, tra i quali il Graim, che si occupa proprio di miniere.
NUOVO APPUNTAMENTO. Di tutto questo si tornerà anche a parlare il 15 novembre durante un incontro dedicato al futuro del distretto minerario abruzzese. Le basi verso la valorizzazione sono già state gettate l’anno scorso attraverso la sottoscrizione di un protocollo d’intesa che, a oggi, da quanto emerso nel convegno di ieri, stenta a decollare per una serie di difficoltà burocratiche, non ultime quelle legate alla proprietà delle miniere. Un nodo che ancora non si riesce a dirimere. Ed è principalmente su questo aspetto che gli attori coinvolti, convocati dall’Agenzia del Demanio (come informa una nota), si sono dati appuntamento per il 15 novembre, al tavolo tecnico operativo, vale a dire lo strumento attuativo del protocollo.
I RELATORI. Di rilievo la lista dei relatori, a iniziare dai sindaci di Lettomanoppello e Roccamorice, Simone Romano D’Alfonso e Alessandro D’Ascanio, il presidente dello Speleo Club di Chieti, Fabrizio Di Primio, Luciano Di Martino (presidente del Parco della Majella), Vincenzo Martimucci (Società speleologica italiana), Alberto Di Fabio (Federazione speleologica), Roberto Di Paolo (Graim), Ezio Burrri (Cnr), Silvano Agostini (Soprintendenza archeologica), Antonio Di Marco (già presidente della Provincia di Pescara), Iris Flacco (Regione Abruzzo), Maria Luisa Garberi (consulente scientifico Ski-Mine), Giovanni Belverdi (Scuola nazionale di speleologia in cavità artificiali), Manuel Ramello (Aipai), Agata Patanè (Ispra),oltre a un rappresentante dell’assessorato regionale al turismo.
UN PO’ DI STORIA. Il bitume, una miscela di idrocarburi naturali che non va confusa con il catrame minerale, (un sottoprodotto della distillazione secca dei carboni fossili, come avverte l’enciclopedia Treccani), è noto nella Majella sin dal Neolitico. A testimoniarlo ci sono alcuni reperti rinvenuti nella Grotta dei Piccioni, a Bolognano. Un pane di bitume conservato invece nel museo della Civitella, è la prova del suo utilizzo in epoca romana. In era industriale si hanno testimonianze dello sfruttamento dei giacimenti a partire dal 1840 e fino alla metà del secolo scorso.
MARCINELLE E LE DONNE. Non è un caso se dei 136 minatori italiani morti a Marcinelle (1956), 62 erano abruzzesi, e questi ben 22 erano di Manoppello. Quando era arrivata la crisi avevano risposto al governo belga che cercava manodopera qualificata, ed erano partiti. Anche le miniere abruzzesi, tuttavia, hanno dato il loro tristissimo tributo in vite umane. Lo scorso 29 giugno, a Manoppello, è stata scoperta la pietra commemorativa in ricordo delle donne vittime del lavoro in miniera. Attualmente risultano censite 20 miniere, con chilometri di gallerie e saloni scavati nel cuore della montagna. Con tutto il loro carico di maestosità e dolore.