Minorenne in comunità Il giudice: poteva uccidere

PESCARA. È finito in una comunità, lontano dalla famiglia, fuori Pescara. Scatta un nuovo provvedimento dei giudici nei confronti dei rom che la sera del 12 agosto hanno partecipato alla rissa...
PESCARA. È finito in una comunità, lontano dalla famiglia, fuori Pescara. Scatta un nuovo provvedimento dei giudici nei confronti dei rom che la sera del 12 agosto hanno partecipato alla rissa avvenuta fuori a un ristorante tra via Tiburtina e via Lago di Capestrano. A quasi quattro mesi distanza dall’episodio il giovane, che all’epoca era minorenne, è stato accompagnato dagli uomini della squadra mobile in una struttura dove si dovrà tentare un percorso di recupero, come disposto dal giudice Cristina Tettamanti, del Tribunale per i minorenni dell’Aquila (il pm è Roberto Polella). Il reato ipotizzato nei suoi confronti è di tentato omicidio: un’accusa gravissima e comunque diversa dai reati ipotizzati per altri sei indagati, tutti maggiorenni, nei cui confronti sono state eseguite all’inizio di settembre le misure cautelari (disposte dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pescara Elio Bongrazio) per rissa aggravata da lesioni volontarie gravi e lesioni volontarie gravi.
Quella notte ad avere la peggio fu un nigeriano di 33 anni che si lamentò per il baccano che arrivava in casa dal ristorante. Scendendo in strada chiese di abbassare la voce ma bastò un attimo per far scattare la rissa visto che era già in corso una discussione animata tra rom perché la proprietaria del ristorante aveva rifiutato di servire della birra a due parenti erano già ubriachi. Il nigeriano è stato colpito pesantemente, come mostrano le immagini di un video che ha fatto il giro del web ed è stato usato anche dalla Mobile (diretta da Dante Cosentino), ed è stato ricoverato in ospedale dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico per un ematoma. I medici si sono riservati la prognosi, che è stata sciolta solo in un secondo momento.
Il giovane finito in comunità è stato riconosciuto come colui che ha staccato il piede da un tavolo e lo ha lanciato in direzione del nigeriano che, a sua volta, è stato supportato da alcuni connazionali. Sempre il 17enne avrebbe raccolto un bastone da terra usandolo per colpire il nigeriano, insieme ad altri, continuando a percuoterlo. «Non ha esitato ad usare corpi contundenti, ritenendosi soddisfatto solo quando la vittima è stramazzata a terra», scrive il giudice. Questa condotta, insieme a quella degli altri, avrebbe potuto «provocare la morte della vittima, tenendo conto della violenza e del mezzo usati e del punto del corpo raggiunto, la testa». Per il giudice il giovane potrebbe «facilmente commettere altri reati della stessa gravità» e potrebbe esserci un «crescendo delle sue condotte». Essendoci «il pericolo di reiterazione» e considerato «lo stile di vita del ragazzo» è stato deciso il collocamento in comunità. Ma il legale Luca Sarodi, contesta «la misura e i reati ipotizzati» facendo notare che «sono passati ben 4 mesi dai fatti. E gli altri sono liberi». (f.bu.)

