«Mio figlio migliora, conta questo»

Cantarini, papà del ferito: ma non si può accoltellare una persona e tornare libero
PESCARA. «Mio figlio sta migliorando, è ancora in rianimazione ma sta migliorando». Tommaso Cantarini è il padre di Luigi, il 37enne che sabato, dopo le due coltellate al polmone destro e al polmone sinistro (come riferisce il genitore), è stato ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale di Pescara. A distanza di tre giorni, e a fronte di un quadro clinico ritenuto sin dal primo momento molto complesso, «il ragazzo», racconta il padre «ha aperto gli occhi e ci ha riconosciuto. La strada è buona, uscirà da questa situazione». Parla con cognizione di causa Tommaso Cantarini, storico caposala nei reparti di Medicina e Rianimazione all’ospedale di Atri e da quasi quattro anni in pensione. Con sua moglie Carina, anche lei caposala all’ospedale di Atri (dove vivono), da sabato è accanto al figlio, nella speranza di una ripresa che all’inizio sembrava complicata ma che finalmente, invece, sembra iniziata.
Per questo, anche rispetto alla vicenda giudiziaria e alle notizie arrivate ieri dopo l’udienza di convalida riguardo alla scarcerazione del giovane che ha accoltellato suo figlio, Cantarini taglia corto: «Non voglio dire niente, mi astengo da qualsiasi giudizio, la giustizia facesse il suo corso. Io ora penso solo a mio figlio, che se la cavi da questa storia, ha preso una coltellata al polmone destro e una al polmone sinistro. Certo è che non si può accoltellare una persona e tornare libero». Riguardo alle cause della sanguinosa lite di sabato nel bar Olimpia tra Di Giovanni e suo figlio Luigi, e cioè la gelosia di quest’ultimo nei confronti della relazione della sua ex con Di Giovanni, Cantarini sa ben poco. «So che mio figlio è stato con questa ragazza per un po’ di anni, ma si erano lasciati da un po’. Il resto non lo so. Oramai da Atri si era trasferito a Pescara, lavora e ha una casa in affitto per i fatti suoi. So che è rimasto legato al bambino della ex, tanto che sabato è venuto a pranzo da noi ad Atri con il ragazzo. È venuto verso le due, poi alle due e mezza è risceso a Pescara. Di quello che è successo dopo e perché, di quello che aveva in testa lui o che lo turbava, non so davvero niente. So solo che poco dopo mi hanno chiamato dicendo che Luigi stava in Rianimazione, e siamo corsi. Ora, come si dice, i medici lo stanno “svezzando” con il ventilatore, hanno alleggerito la sedazione, è ancora intubato. Ma ci ha visto, ci ha riconosciuto. Conta solo questo. La giustizia facesse quello che serve».

