«Mio padre Domenico, una vita per gli altri»

28 Marzo 2019

PESCARA. «La mia vita è un capolavoro perché ho sempre amato». Così scriveva Domenico Allegrino, sui diari ritrovati dalla figlia Antonella dopo la morte dell’ex sindaco di Pescara, avvenuta il 29...

PESCARA. «La mia vita è un capolavoro perché ho sempre amato». Così scriveva Domenico Allegrino, sui diari ritrovati dalla figlia Antonella dopo la morte dell’ex sindaco di Pescara, avvenuta il 29 marzo 1999 nell’ospedale di Chieti. Aveva 66 anni.
Antonella Allegrino, assessore comunale alle Politiche sociali e imprenditrice, srotola la matassa dei ricordi e racconta, venti anni dopo la scomparsa, quel papà «che amava gli altri», che «c’era sempre quando qualcuno aveva bisogno di lui». Che «non si è mai risparmiato, non si è arreso» neppure quando la malattia lo ha aggredito e minato nel fisico ma non nell’animo. Dopo la guarigione ha sostenuto, come testimonial, due associazioni di trapiantati di organi, una delle quali fondata da lui stesso.
Domenico Allegrino, nelle parole della figlia, sarà ricordato come il politico «che ha avuto il coraggio di superare i lacci della burocrazia e inaugurare l’ospedale civile, i cui lavori erano fermi da tempo». Era il 1993 e ha guidato la città per sei mesi, da aprile ad agosto. Prima ancora, è stato assessore allo Sport nella giunta di Pino Ciccantelli. «Quando era un amministratore aveva sempre una fila di persone fuori dalle porte di palazzo di città, era un politico che viveva sulla strada, sempre a contatto con la gente. Mi diceva che la gente va aiutata, io cerco di proseguire il suo cammino» sussurra la signora della solidarietà, che il suo papà chiamava affettuosamente «Lella».
Forte «era la sua passione calcistica, è stato un giovane arbitro», rivela la figlia, «a tal punto che nel 2007 gli fu intitolata la tribuna Majella allo stadio Adriatico. Poi la targa fu fatta sparire e ora la rinnoveremo. Ma quando papà era assessore si occupò di riqualificare tutti gli impianti sportivi della città. Diceva che lo sport ha un valore inestimabile nella società. Era sempre molto attivo, mordeva la vita, la amava e la rispettava».
Tante volte è stato visto «baciare la pancia delle donne in gravidanza, lo considerava un gesto d’amore verso la vita».
Ancora oggi, a venti anni dalla morte, «incontro gente che mi racconta di che uomo fosse mio padre, generoso, capace di ascoltare e dare consigli. Ne dava anche a me, mi scriveva messaggi su pezzi di carta quando non riusciva a incrociarmi a causa dei nostri impegni e poi si firmava: Dommy».
Domenico Allegrino nacque a Lanciano il 29 agosto 1933. All’età di 33 anni arrivò con la famiglia a Pescara, trasferita per lavoro.
Dopo il matrimonio con Assunta Di Bucchianico, classe 1939, originaria di Ortona, ebbe due figli, Antonella (sposata al medico libanese Joseph Mouawad) e Fioravante, detto Vandino (marito di Stefania) e 5 nipoti, Youssef, Francesca, Jamal, Alessandro Domenico e Andrea.
Ragioniere, divenne venditore della Ferrero e della Faema e in seguito fondò la Sogeda, attuale azienda di famiglia. «Era intraprendente e tenace come suo padre, nonno Fioravante», «col quale, all’età di cinque anni, andava a zappare la terra. Gli anni della guerra sono stati durissimi per lui, ma è in questo periodo che matura la sua coscienza solidale che prendeva spunto dalle sofferenze patite da bambino» precisa la Allegrino, fondatrice, nel 2004 a San Donato, di un distretto sanitario per i bisognosi, dedicato al padre.
Ma a Domenico Allegrino sono intitolate anche due vie, una a Badia di Frisa e l’altra a Lanciano, località dove ha vissuto.
«Mio padre», conclude Allegrino, organizzatrice della manifestazione in ricordo dell’uomo che ha fatto della solidarietà la sua ragione di vita, «ha vissuto una straordinaria vita normale. Ha amato la sua famiglia, gli amici, il lavoro, la sua attività politica. Si è speso e ha assaporato ogni attimo. Era soddisfatto di ciò che aveva creato. Ci diceva sempre: la vita, bisogna azzeccarla».
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