«Mio padre è vivo, ha perso la memoria»

9 Settembre 2018

La figlia di Fattiboni, il turista scomparso lunedì scorso: «Voglio credere che stia vagando tra i sentieri che tanto ama» 

CARAMANICO. «Voglio pensare che mio padre abbia perso la memoria e stia vagando tra i sentieri che tanto ama. Oppure che abbia incontrato qualcuno e stia cercando i luoghi della sua infanzia, tra Pescara, Francavilla e San Vito. Non voglio pensare che non ci sia più. Non voglio pensarlo, ma accetterei la sua scomparsa se soltanto si riuscisse a trovare qualcosa di lui, fosse anche una scarpa o un brandello dei suoi pantaloni, una macchia di sangue. Invece nulla, nulla». Ha gli occhi umidi e cerca di essere forte anche per il resto della famiglia, Francesca Fattiboni, la figlia di Carlo Rodrigo Fattiboni, il 76enne nato a Brugherio, nel milanese da genitori pescaresi, scomparso lungo il Sentiero dello Spirito, tra i boschi di Caramanico, nel pomeriggio di lunedì 3 settembre.
Anche ieri, insieme alla madre Lilly, alla sorella Ines e ad altri parenti arrivati da Milano, la famiglia attendeva notizie dai soccorritori alla pensione Vincenzella di viale Roma, dove l’ex dirigente di una cartiera, alloggia da nove anni, ogni volta che torna in paese.
A sei giorni dalla scomparsa del papà nella selva di dirupi, canaloni e gole profonde della Valle dell’Orfento, Francesca si aggrappa all’ultimo filo di speranza. Perché in tanti le dicono: preparati a tutto. Quel “tutto” vuol dire la fine delle speranze di rivedere il padre in vita.
Non pronuncia mai la parola “morte”, Francesca. E se altri lo fanno al posto suo, gli occhi le si riempiono di lacrime. Il suo cuore non accetta l’ineluttabile.
Ricorda solo l’energia e la voglia di vivere di papà Carlo «che è sempre stato un grande camminatore e sportivo con un fisico di acciaio. Mai un malanno, era appassionato di pesca subacquea in apnea, andava a cavallo, in canoa e sciava. Il 5 settembre sarebbe dovuto partire per fare la maratona tra Assisi e Loreto».
Il giorno della scomparsa Carlo Rodrigo Fattiboni indossava una polo nera con i bordini bianchi, un pantalone beige pieno di tasche, scarpe multicolor e al collo indossava una collanina di cuoio con la croce Tau di metallo. Francesca ricostruisce le ultime ore prima della sparizione: «Papà è allenato per fare anche 25 chilometri al giorno a piedi. Lunedì mattina, è uscito per una passeggiata in paese. Dopo pranzo ha fatto il riposino. È uscito intorno alle 17, non diceva mai dove si sarebbe diretto. A mamma, che è molto provata ma resterà qui a Caramanico per molto tempo ancora in attesa di notizie, ha solo detto: “Esco a provare i bastoni del nordic walking e torno alle 19”. Si è portato via solo un bastone, l’altro lo abbiamo ritrovato infilato in un vaso in albergo. In tasca aveva soldi e un vecchio telefonino. Era sempre puntuale, meticoloso, preciso. Per questo ci siamo allarmati e mamma lo ha cercato al telefonino dopo le 19, ma si attaccava sempre la segreteria».
La moglie dello scomparso ha poi lanciato l’allarme ai carabinieri verso le 22 di lunedì.
Da quelli parti i cellulari non prendono facilmente le linee e la ricerca continua delle stesse fa scaricare più velocemente gli apparecchi telefonici.
Francesca ringrazia di cuore i soccorritori: «Si stanno impegnando in maniera esemplare, sono bravi e organizzati, ci affidiamo alla loro grande professionalità. Stanno cercando mio padre disperatamente, sarei disposta anche ad accettare che lo abbia attaccato un cinghiale o che si fosse ferito».
Prova, Francesca, a descrivere che cosa si prova ad aspettare una persona che non torna dai soliti giri, che non si sa dove sia, che non si sa se è precipitato in una forra o in un crepaccio, «se ha freddo, se ha fame, se è disperata» aggiunge la giovane, di professione architetto a Milano, «dopo lo shock dei primi giorni, ora il corpo si è assuefatto all’incertezza, resta solo la speranza».
Carlo Rodrigo Fattiboni è arrivato a Caramanico il 26 agosto scorso per fare le cure termali con la moglie Lilly. Faceva la spola tra la pensione Vincenzella e la casa di San Silvestro, a Pescara, di proprietà dei genitori, Giuseppe Fattiboni e Fernanda Tiberi.