Mistero sul buco da 100 milioni di euro

4 Dicembre 2016

Nel 2007 la finanza segnalò alla Corte dei Conti rimborsi sospetti alle cliniche, caso mai approfondito

PESCARA. Non ne sanno più niente i finanzieri e i magistrati di Pescara che nel 2007 scoprirono «il pagamento di rilevanti somme alle cliniche private sulla base di crediti che non risultavano adeguatamente documentati» e denunciarono subito alla Corte dei Conti le «autocertificazioni» sospette. E non ne sanno più niente neanche quei politici (e i loro avvocati) che avrebbero potuto essere chiamati a pagare i danni di uno spreco da 100 milioni di euro nella sanità abruzzese. Sono passati 9 anni e sul caso non esiste una sentenza, forse neanche un’istruttoria. Ma quei rimborsi sono stati saldati dalla Regione fino all’ultimo centesimo con la rata finale di un mutuo scaduto il 31 dicembre 2015.

È un mistero quello che ruota intorno a un rapporto delle fiamme gialle sulla prima cartolarizzazione dei debiti della sanità regionale, risalente all’epoca del governatore di Forza Italia Giovanni Pace. Il rapporto porta la firma dell’allora comandante del Nucleo di polizia tributaria di Pescara, Patrizio Vezzoli, oggi promosso generale e in forza al Nucleo speciale entrate di Roma: un documento che getta ombre sui rimborsi alle cliniche sulla base di semplici «autocertificazioni». Il rapporto racconta di un’operazione beffa, iniziata nel 2004 per saldare i debiti delle Asl con le case di cura per il periodo 1995-2001: le cliniche, sotto forma di autocertificazione, avanzarono le loro richieste e la Regione, attraverso la cartolarizzazione partorita dalla Fira, si offrì di pagare il 65% di quei crediti. Una manovra da quasi 100 milioni. Ma, nel 2007, la finanza rilevò anomalie. E questo rapporto di 9 anni fa, insieme alle informative dei carabinieri del Nas di Pescara, è la prima pietra dell’inchiesta Sanitopoli.

Prima di arrestare Del Turco, i magistrati di Pescara protagonisti dell’indagine sulla sanità, Nicola Trifuoggi, Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, girarono la segnalazione della finanza alla procura regionale della Corte dei Conti. Ma oggi del procedimento contabile non ci sono tracce: inutile chiedere alla Corte dei Conti dell’Aquila. Dove affermano che non è possibile rilasciare dichiarazioni. Una pratica mai avviata o già archiviata? Non si sa, eppure, dice il rapporto della finanza, «non si comprende in base a quale criterio sia stato offerto un importo pari al 65% di pretese semplicemente non documentate». (p.l.)

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