Molfese: poteva capitare a qualunque professionista
Il medico del 118 attacca l’Ordine: «In quattro anni, non ho mai ricevuto messaggi di solidarietà e vicinanza: eppure, non si sarebbero compromessi»
PESCARA. Ieri pomeriggio, ha preferito non essere in aula alla lettura della sentenza. Ma dopo aver appreso della condanna, il medico del 118 Vito Molfese ha voluto ringraziare la sua «famiglia e gli avvocati».
«Nessun ringraziamento, invece, all'Ordine dei Medici che in quattro anni non ha mai lanciato neppure un messaggio di solidarietà e vicinanza, come fa di solito. Non si sarebbero compromessi», ha aggiunto Molfese. Eppure, ha proseguito, un episodio del genere «poteva succedere a qualunque medico», e comunque «non sono stato accusato di omicidio volontario premeditato», ha aggiunto pensando a quel messaggio che ha continuato ad attendere invano dal 2012 ad oggi. Un commento è arrivato, invece, dai due difensori di Molfese. L'avvocato Alberto Lorenzi, dopo aver ascoltato la sentenza, ha spiegato di essere «fiducioso» sul fatto che «tutte le eccezioni sollevate in punta di diritto, verranno valutate in maniera più aderente nel prossimo grado di giudizio».
L'altro legale del medico del 118, l'avvocato Ivo Gabriele, ha aggiunto di essere «abituato a ragionare sulle carte» per cui attende di leggere le motivazione, dopodiché «vedremo». «Il nostro», ha aggiunto, «era un reato omissivo e invece pare che sia stato definito come un reato attivo. Quindi, c'è bisogno che qualcuno si metta d'accordo».
Più duro il commento dell’avvocato Monica Passamonti, legale della Asl di Pescara condannata con la Pescara Calcio, come responsabili civili, al pagamento di una provvisionale di 150mila euro in solido con i tre medici imputati. «Servivano dei capri espiatori», ha detto, «ma non c'è nessuna prova certa che bisognasse defibrillare Morosini né che si potesse procedere alla defibrillazione, visto che alcuni testimoni hanno riferito che durante i primi soccorsi il calciatore sputò la cannula e aveva polso. Dunque, c’erano segni vitali». La parte civile, rappresentata dall'avvocato Edoardo Cesari, aveva chiesto un risarcimento di 200mila euro per danni non patrimoniali e 130mila euro per danni patrimoniali. La condanna ha sorpreso l'avvocato Gabriele Rondanina, uno dei difensori del medico sociale del Livorno Calcio, Manlio Porcellini, condannato dal giudice monocratico Laura D'Arcangelo ad otto mesi di reclusione (pena sospesa), per la morte del giocatore amaranto. «Sono dispiaciuto e non me l'aspettavo», ha detto l'avvocato lasciando l'aula 3 del tribunale. «Aspettiamo di conoscere le motivazioni». Porcellini, unico imputato presente al momento della lettura della sentenza, ha preferito non rilasciare dichiarazioni.©RIPRODUZIONE RISERVATA

