Monta la rabbia in piazza Muzii I gestori: «È concorrenza sleale»

Da domani le nuove chiusure della settimana: a mezzanotte in zona mercato e all’1,30 nel centro storico E Pescara vecchia rilancia: «L’’ideale sarebbe un’ora in più. Ma non siamo zona franca, servono controlli»
PESCARA. Nessuno è soddisfatto. Il malcontento serpeggia come non mai tra i titolari dei locali della movida di piazza Muzii e dintorni e c’è anche chi è pronto a ricorrere al Tar, per opporsi all’ultima ordinanza del Comune che impone la chiusura a mezzanotte, fatta eccezione per il venerdì e sabato quando si lavora fino all’una e trenta(fino al 17 ottobre). Animi più tranquilli a Pescara vecchia dove gli orari sono stati diversificati rispetto al centro e si potrà lavorare tutti i giorni fino all’una e trenta, da domani al 17.
PIAZZA MUZII
«Sembra che i locali del centro siano diventati il problema di Pescara», dice Mario Palladinetti (Salsedine) dalla zona di piazza Muzii, aprendo il filone polemico di altri operatori della zona. «Abbiamo proposto delle soluzioni ai rumori» che, per l’Arta, hanno superato i limiti. «Abbiamo ipotizzato delle tende fonoassorbenti, ma il Comune non fa alcuno sforzo per venirci incontro, non ci tutela. Potrebbero farci lavorare di più e dentro, invece limitano gli orari, danneggiandoci economicamente. Faremo di tutto per tutelare le nostre attività, dopo essere stati attaccati per due anni». «Così non si può più lavorare, questa zona viene penalizzata perché la politica deve rispettare le promesse fatte in campagna elettorale», gli fa eco Daniele Giannascoli (White Cliff). «Gli orari non sono consoni ai nostri investimenti. Per un cocktail bar, chiudere a mezzanotte è assurdo. In questa città ho solo perso denaro», realizzando che «a Pescara le giunte comunali uccidono le zone commerciali: è successo venti anni fa al centro storico e accade di nuovo qui. Andrò via dall’Italia». I rumori? «Abbiamo proposto le tende fonoassorbenti ma non possiamo investire noi ogni volta che cambiano le regole». «Sarebbe il caso di fissare gli stessi orari per tutta la città», commenta Francesco Silvestri (Nuova Lavanderia). «Il Covid è solo una scusa per la politica per strizzare l’occhio ai residenti del centro con cui hanno fatto un patto e che portano voti». Simona D’Amico (Briciola) è «indignata» per lo stop a mezzanotte che crea «una concorrenza sleale» tra le due zone. «Quello che sta accadendo», dice, «è ingiusto è illegale, sono pronta a pagare di tasca mia il ricorso al Tar. I miei clienti, lo so, si sposteranno altrove: e noi come facciamo a lavorare? Chi ci ripagherà dei danni? Così il sindaco mette in ginocchio il mio locale».
CENTRO STORICO
Ma i mugugni arrivano anche dal centro storico. «Consentirci di lavorare di più è un modo per rilanciare le attività. E quindi dal punto di vista commerciale mi sta bene, ma va fatto in sicurezza», osserva Stefania Di Blasio da via delle Caserme (Samboa). «È giusto diversificare gli orari perché nella nostra zona ci sono meno residenti» per cui i rumori creano fastidio a meno persone. «Ma non vorrei che i clienti si spostassero in massa al centro storico, essendoci ancora delle limitazioni per il Covid. E quindi chiedo dei controlli, anche sui locali, perché questa non può diventare una zona franca, un luogo di scarico di ciò che il centro non assorbe più dopo una certa ora. Serve attenzione, avendo già vissuto tempi pessimi». «La chiusura all’una e trenta è comunque vincolante» ma il nuovo orario è «un primo passo per tornare alla normalità, quella del periodo pre-Covid», dice Leonardo Sabatini (Piazzaforte dai Sabatini). «Qui al centro storico non si crea lo stesso disturbo del centro», con il rumore, e «l’ideale sarebbe un’ora in più. Magari ci si arriverà un po’ per volta». Per Yader Vicario, (Bukowski), il prolungamento «è una piacevole sorpresa, ma non siamo soddisfatti al 100%, pur apprezzando questa apertura del Comune. Certo, c’è il rischio che i problemi del centro si spostino qui ma abbiamo imparato dal passato», essendoci stati problemi anche in questa zona, per rumori e sicurezza. «Dipende sempre da chi sta dietro al bancone far rispettare le regole ed è importante trovare un buon equilibrio, sugli orari», conclude. «Un passo avanti è stato fatto», per Pietro Kus (Piano Terra), «ma non è abbastanza soddisfacente. Chi amministra si deve preoccupare di organizzare e invece qui si chiude tutto, di fronte ai problemi. Così si torna indietro di decenni, al proibizionismo, e i locali, con il personale e l’indotto, sono portati alla fame. Vanno valorizzate e fatte rispettare le licenze - e invece tutti fanno tutto. E al centro storico servono servizi, per fare davvero concorrenza al centro, pulendo strade e muri e rendendo disponibili i parcheggi».

