Montanari, l’orafo che ha sfidato i banditi

15 Gennaio 2019

PESCARA. Ha sfidato il rapinatore armato e a volto scoperto, Benito Montanari, classe 1933. E lo ha fatto arrestare dopo pochi minuti. Il commerciante era solo nella sua oreficeria di via Conte di...

PESCARA. Ha sfidato il rapinatore armato e a volto scoperto, Benito Montanari, classe 1933. E lo ha fatto arrestare dopo pochi minuti. Il commerciante era solo nella sua oreficeria di via Conte di Ruvo quel pomeriggio di cinque anni fa, quando si è trovato faccia a faccia con il giovane rapinatore gli ha puntato una pistola contro il petto. Fuori, incastrati dalle doppie porte, i complici del malvivente, mascherati in viso, che battevano i pugni contro i vetri, impossibilitati a entrare e uscire. «Non ho avuto paura, ho pensato solo a difendere quello che avevo costruito in più di 40 anni di attività», racconta il gioielliere pochi minuti dopo aver ricevuto, dall’assessore Giacomo Cuzzi e dal presentatore dell’evento Paolo Minnucci, la targa di attività storica, consegnata a lui e alle figlie Veronique e Tiziana. La famiglia ha voluto dedicare il premio a Davide, l’altro figlio, scomparso tre anni fa.
È stato coraggioso, Montanari. Si è messo in pericolo per salvare «il lavoro di una vita», prosegue, «non potevo permettere a quel delinquente di portarmi via tutto. Quel ragazzo, successivamente ho saputo essere pugliese di origini argentine, era venuto in negozio qualche giorno prima. Voleva un bracciale d’oro, ha chiesto che glielo mettessi da parte. Probabilmente era venuto per un sopralluogo, per vedere quante persone c’erano in negozio, se c’erano le telecamere che poi lo hanno immortalato, la registrazione l’ho consegnata alle forze dell’ordine». Giorni dopo il malvivente è tornato nell’oreficeria, ma Montanari ha avuto il sangue freddo di non farsi derubare e di non farsi sparare. «La pistola era vera, ce l’aveva nascosta dietro la schiena quando ha suonato il campanello, appena è entrato me l’ha puntata contro», ricorda l’orefice, «io mi sono girato per prendere il bracciale dalla cassaforte e lui ha scardinato la cassa con 400 euro dentro. Mi sono difeso prendendolo a pugni e lui, di rimando, mi ha colpito in testa con il calcio della pistola. Sanguinavo, ma ho tenuto duro. I suoi complici, con il volto mascherato, erano rimasti incastrati tra le due porte di ingresso blindate. Non potevano né entrare né uscire. Quel delinquente mi ha spruzzato addosso lo spray al peperoncino, ma non mi ha accecato, sono abituato a mangiarlo, quindi non mi ha fatto effetto», ha scherzato il commerciante.