Montepulciano d’Abruzzo, si alza il sipario

Citra celebra al Fenaroli mezzo secolo della Doc. E Vespa, sul palco, intervista Legnini e Romito
LANCIANO. Un'alta figura delle istituzioni, un grande chef e un famoso giornalista per celebrare i 50 anni della Doc Montepulciano d'Abruzzo. La manifestazione è stata organizzata ieri nel teatro Fenaroli di Lanciano da Codice Citra che, con le sue 9 cantine associate, 6.000 ettari di superficie vitata e 3.000 soci, rappresenta la più importante realtà produttiva abruzzese. Giovanni Legnini, vice presidente del Csm, Niko Romito e Bruno Vespa, gli ospiti d'onere invitati da Valentino Di Campli, presidente di Codice Citra che ha sottolineato come l'Abruzzo sia una delle regioni vitivinicole più vocate d'Italia e il Chietino tra le tre province più produttive del nostro Paese. Sul palcoscenico sono saliti Attilio Scienza, docente alla Cattolica di Milano, oltre che uno dei maggiori ricercatori nel settore vitivinicolo; Maurizio Odoardi, funzionario della Regione e Nicola Dragani, presidente di Assoenologi Abruzzo. È seguito un talk show moderato dal giornalista Vespa che ha esordito raccontando come il Montepulciano d'Abruzzo sia «il vino della mia vita». E poi ha dato la parola a Romito: «Nella mia cucina», ha spiegato il famoso cuoco di Castel di Sangro, «c'è tantissimo di locale. Noi abbiamo fatto una scelta estrema - ha aggiunto - e cioè non ci siamo limitati ad utilizzare questo grande vino per sfumare sughi o fare riduzioni rischiando così di perdere tutte le caratteristiche autentiche del Montepulciano, ma inserendolo solo alla fine della preparazione del piatto. Così abbiamo potuto mantenere integre le sue caratteristiche qualitative e organolettiche». Suggestivo l'intervento della scrittrice Giulia Alberico: «Mi emoziono ogni volta che torno nella mia terra d'Abruzzo. Per troppo tempo - ha spiegato - siamo stati considerati una regione "primitiva" invece siamo una terra generosa, solidale, aperta anche grazie al mare che ci fa confrontare costantemente con il mondo. Siamo una regione musicale, colta, con colline stupende e ottimi vini a partire dal Montepulciano d'Abruzzo». Quindi ha parlato Legnini: «Vivendo purtroppo da molti anni fuori dalla mia terra abruzzese», ha spiegato, «ho avuto però il privilegio di poter osservare la straordinaria crescita dei vini abruzzesi grazie alla capacità dei suoi tanti produttori. Fino ad una decina di anni fa, ad esempio, era difficile trovare nella ristorazione romana una presenza adeguata di vini della nostra regione, mentre oggi sono protagonisti nelle carte vini dei più importanti ristoranti di Roma». Legnini ha ricordato l’economista abruzzese Marcello De Cecco che, parlando dell'annosa querelle tra il Montepulciano d'Abruzzo e la località toscana di Montepulciano, dichiarava: «Ho vissuto 15 anni a Siena ma portavo sempre con me il Montepulciano d'Abruzzo perché solo così mi sentivo a casa».
Bello l’aneddoto raccontato dal regista abruzzese Pierluigi Di Lallo: «Una volta ho portato da Masciarelli Gerard Depardieu che si innamorò perdutamente del Montepulciano d'Abruzzo». In conclusione, le parole della sommelier abruzzese Emanuela Cornelii e la presentazione del progetto di zonazione, 4 zone diversificate, per una superficie di circa 100 ettari, da parte dell'enologo Riccardo Cotarella, capo del team tecnico di Codice Citra, con i colleghi Lino Olivastri e Davide Dias. (c.s.)

