Montesilvano a rischio commissario
Arriva in aula il bilancio del Comune, ma Maragno non ha i numeri: trattative a oltranza per trovare 13 consiglieri favorevoli
MONTESILVANO. Due consiglieri. Tanti ne servono al sindaco Francesco Maragno per andare avanti. E per trovarli c’è tempo fino a domani mattina quando in consiglio comunale arriverà il bilancio di Montesilvano. Non è più un gioco: o Maragno incassa il voto favorevole di 13 consiglieri o la città sarà condannata all’interregno di commissario prefettizio e poi alle elezioni anticipate. Un rischio che, per adesso, è reale: il primo passaggio del bilancio in commissione Finanze, mercoledì scorso, è stato già una sconfitta per l’amministrazione di centrodestra che ha dovuto fare i conti con una bocciatura. Dopo le beghe in commissione, ora, il dibattito si sposta in consiglio comunale e il voto avrà un altro significato: o dentro o fuori. E il coltello dalla parte del manico sembra in mano ai 6 consiglieri di ribelli di #Montesilvano2019.
Maragno, sindaco finanziere alla guida di Montesilvano da meno di tre anni, ha già subito uno sgambetto sul bilancio fino a dimettersi, il 30 settembre 2014, salvo poi ripensarci entro i canonici 20 giorni. Ma stavolta, per il sindaco, i numeri sono davvero un problema: finora, Maragno è certo di 11 voti favorevoli e cioè il suo più quello dei consiglieri di Forza Italia (il presidente dell’assise civica Umberto Di Pasquale, Angelita Palumbo e Carlandrea Falcone), poi ci sono Adriano Tocco e Mauro Orsini (Montesilvano Protagonista), Corrado Di Battista (Montesilvano Futura), Barbara Di Giovanni e Danilo Palumbo di Montesilvano Popolare, Valentina Di Felice (Ncd-Udc) e l’appoggio incondizionato di Gabriele Di Stefano del gruppo Misto. Tra gli indecisi potrebbe esserci Enea D’Alonzo che in commissione si è astenuto. Ma strappare il sì di D’Alonzo potrebbe non basterebbe al sindaco che è obbligato ad arrivare a quota 13 voti: Maragno ha bisogno di un’altra stampella. E dove la prenderà? In politica mai dire mai e mai dire sempre, così si dice soprattutto a Montesilvano: tutto dipenderà dalle trattative delle ultime ore. A partire da quelle con i dissidenti di #Montesilvano2019: Anthony Aliano, Manola Musa, Alessandro Pompei, Lorenzo Silli, Claudio Daventura e Stefano Di Blasio. Da mesi, c’è un muro contro muro tra Maragno e il gruppo di Aliano tanto che Paolo Cilli ha abbandonato la carica di assessore su richiesta dei ribelli. Una crisi conclamata alla quale Maragno non ha voluto porre rimedio: l’atteggiamento del sindaco è stato quello di ignorare i ribelli ma il risultato è che la giunta è ancora zoppa; Cilli, uno dei più votati alle elezioni, si ritrova fuori dal palazzo; e l’amministrazione resta esposta ai venti delle proteste e annaspa alla prima delibera.
Ora, il gruppo di Aliano è il più numeroso in consiglio: i ribelli hanno proposto al sindaco, quasi con l’aria di un ultimatum, «un programma di rilancio» in 8 punti, da corso Umberto «a traffico calmierato» per creare un polo commerciale fino alla «tolleranza zero» verso l’accoglienza con la «chiusura immediata» degli hotel che ospitano i migranti. Un programma che, secondo i dissidenti, «impone un esecutivo all’altezza»: una frase che significa la nomina di almeno un assessore, senza escludere il rientro di Cilli.
Per trattare c’è solo un giorno: domani i nodi, dalle beghe personali alle ripicche, verranno al pettine. Il presidente Di Pasquale ha convocato il consiglio che si aprirà alle 9,30: sarà una seduta fiume e, alla fine, una parte o l’altra sarà costretta a cedere.
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