Montesilvano, altre tartarughe trovate morte in spiaggia

14 Novembre 2016

Un caso anche a Francavilla. Il Centro studi cetacei in allarme: troppi casi, colpa delle reti

PESCARA. Altre due tartarughe trovate morte sulla spiaggia. La prima è stata scoperta venerdì scorso, a Montesilvano, nei pressi dello stabilimento balneare New Sporting, in via Aldo Moro. L’animale, ormai senza vita, è stato notato da diversi passanti, i quali, a distanza di giorni - come ha riferito Vincenzo Olivieri, il presidente del Centro studi cetacei onlus di Pescara - «visto che la tartaruga non è stata rimossa immediatamente, hanno continuato con le segnalazioni». E dire che i responsabili del Centro studi cetacei, proprio per rendere riconoscibile l’animale, hanno subito pensato di avvolgere la tartaruga con una busta di plastica nera. Un secondo spiaggiamento si è verificato invece l’altro ieri a Francavilla. L’avvistamento è avvenuto tra via Francesco Paolo Tosti e viale D’Annunzio, nel pressi del bar-edicola La rotonda. Anche qui, sulla battigia, è arrivata una tartaruga già deceduta.

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«Un fenomeno consistente», ha sottolineato ieri il presidente del Centro studi cetacei, «che ormai va avanti dal 27 ottobre. Al netto delle malattie che possono colpire questi animali, il fenomeno degli spiaggiamenti lo potremmo definire normale, ma quando il numero delle tartarughe morte comincia a essere così numeroso, ritengo che le cause dei decessi vadano ricercate altrove. E precisamente tra gli operatori della pesca». Secondo Olivieri, spesso accade che «i pescatori nelle loro reti inavvertitamente peschino delle tartarughe, ancora vive, le quali, però, poi vengono lasciate morire. Occorrerebbe una sensibilizzazione, sul tema, da parte dei pescatori», insiste Olivieri. Inoltre, il numero delle tartarughe già morte che arrivano in spiaggia, è certamente inferiore al numero effettivo delle tartarughe che muoiono. «Non tutte, una volte morte, arrivano in spiaggia. Molte di esse muoiono, ma rimangono in mare». Olivieri indica la strada ai pescatori. «Gli operatori della pesca», rimarca il presidente del Centro studi cetacei, «nel momento in cui dovessero vedere intrappolata una tartaruga nelle loro reti, dovrebbero chiamare noi oppure fare una telefonata alla Capitaneria di porto, al numero 1530».

Vito de Luca

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