Montesilvano, i bambini tornano in aula senza la “maestra cattiva”

23 Febbraio 2016

Le mamme riportano i figli alla scuola Di Blasio, ma gli alunni salteranno le lezioni con l’educatrice finita sotto accusa per i gesti violenti. Il Comune chiama il preside

MONTESILVANO. Arriva fino in Parlamento il caso della maestra “cattiva” della scuola elementare Fanny Di Blasio di Montesilvano. Intanto, le mamme che protestano da giorni contro i «metodi diseducativi dell’insegnante che terrorizza i bambini», hanno deciso di rimandare i figli a scuola: avverrà a partire da oggi, ma non durante le ore di lezione dell’educatrice finita sotto accusa. La protesta prosegue in attesa di una decisione del preside.

Dopo una richiesta di incontro, ieri mattina, una delegazione di mamme è stata ricevuta, nella sala giunta del Comune, dal sindaco Francesco Maragno, dall’assessore alla Pubblica istruzione Maria Rosaria Parlione, dall’assessore ai Lavori pubblici Valter Cozzi, i quali hanno assicurato loro che «saranno accertate le responsabilità» e hanno promesso di contattare il preside del Primo circolo Troiano Delfico, Nino Traini, alla «ricerca di una soluzione possibile».

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L’obiettivo, ha aggiunto Maragno, è «evitare che altri episodi simili accadano in futuro, ma quanto successo conferma che i campanelli d’allarme non sono stati adeguatamente valutati, quindi, dobbiamo capire di chi sono le responsabilità e agire di conseguenza».

Il deputato M5S Gianluca Vacca, della commissione Cultura, scienza e istruzione, ha annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare.

Dall’inizio dell’anno scolastico, le mamme di 46 bambini della prima classe, sezioni E e F della elementare di piazza Diaz, hanno avvertito che qualcosa nei loro figli stava cambiando: umori altalenanti, pianti a dirotto, pipì a letto, stati d’ansia, tremori e richieste imploranti mattutine: «Mamma, se mi vuoi bene, non portarmi a scuola». Una situazione disperata che ha coinvolto quasi cinquanta famiglie, oltre a quelle che nel passato (a detta delle mamme, questa storia si trascinerebbe da almeno due decenni), hanno trasferito i figli nelle altre scuole dopo aver vissuto «l’inferno con questa maestra». La quale, peraltro, sempre secondo le madri in rivolta, avrebbe a che fare con «gravi problemi che aggravano ulteriormente la sua posizione di educatrice», le cui colpe sarebbero quelle di «addormentarsi in classe, sgridare continuamente i bimbi, strappare con violenza i loro scritti e disegni, avvicinarsi a loro con fare minaccioso. I nostri figli», dicono le mamme, «sono sotto choc. Ogni volta che un bimbo viene preso di mira dalla maestra, gli altri gli si fanno intorno solidali, come per rasserenarlo. Ma questi non sono compiti che spettano ai bambini. In virtù di una legge che impone l’obbligo di istruzione, abbiamo deciso di riportarli a scuola, anche perché loro stessi vogliono stare con i compagni e le maestre di cui sentono la mancanza, ma non durante le ore di lezioni dell’insegnante, oggetto della nostra protesta ad oltranza. Un neurologo», continuano, «ci ha spiegato che all’età di 6 anni, le mortificazioni e le umiliazioni di questo tipo provocano nei piccoli sensi di colpa e vergogna e lasciano segni indelebili nella psiche di un esserino indifeso. Oggi», proseguono le contestatrici, «cerchiamo l’appoggio dell’amministrazione affinché spingano il preside a prendere finalmente una posizione. Chiediamo che l’insegnante venga rimossa dal suo ruolo e trasferita, semmai, ad altri incarichi. Ciò è possibile grazie alle nuove leggi». Leggi che le mamme dimostrano di conoscere alla perfezione, ogni passo studiato nei dettagli, con un unico obiettivo: «Proteggere i nostri figli da violenze psicologiche ingiustificate».

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