«Montesilvano mia, chi si è arricchito qui ti ha dimenticato»

Sergio Agostinone, ex comandante dei vigili e promotore della mostra sulla montesilvanesità, apre il libro dei ricordi
MONTESILVANO. L’orgoglio per la sua “montesilvanesità”, unito all’amore viscerale per una terra che definisce «la più bella d'Abruzzo» e che intende salvaguardare dal tempo che passa ricostruendone la memoria e riannodando i fili dei ricordi a partire dai piccoli artigiani, dai commercianti di un tempo e delle tante famiglie conosciute per i loro nomignoli dialettali. Sergio Agostinone, classe 1945, ex comandante dei vigili urbani di Montesilvano fino al 2004, è stato per 25 anni il vice responsabile del settore.
In città è diventato un punto di riferimento per il suo progetto intitolato “Montesilvanesità” che ha raccontato con oltre 100 scatti la crescita vertiginosa della città fin dagli anni Settanta. Il successo dell’iniziativa (realizzata assieme all’associazione Amare Montesilvano) lo ha convinto a insistere su questa strada e ogni giorno, dalla sua pagina Facebook, continua a dare il buongiorno ai suoi concittadini pubblicando le immagini dei ragazzi di un tempo, con la descrizione delle loro attività o dei tratti caratteriali.
Ogni foto è una finestra che si apre su uno scorcio in bianco e nero di un passato luminoso e lontano. Un ricordo, quantificato in oltre 150 mi piace per immagine, che piace tanto ai giovani, quanto agli adulti e a chi ha qualche capello bianco in più.
Com’è nata l'idea di racchiudere in un grande album fotografico tutta la storia di Montesilvano?
Sono un montesilvanese doc e la mia famiglia, gli Agostinone, possiede uno dei cognomi più vecchi della città. C'è stato anche un sindaco negli anni Settanta, il geometra Vittorio Agostinone. Noi siamo orgogliosi di essere nati e vissuti qui, ma in giro c'è tanta gente che sputa nel piatto nel quale ha mangiato e io questo non lo posso tollerare.
A che cosa si riferisce?
A un certo punto, mi è scattata la molla vedendo tante persone che negli anni del boom edilizio si sono trasferite qui dall’entroterra e hanno fatto una discreta fortuna. Non avevano nulla, eppure sono riuscite ad avere tante soddisfazioni sul lavoro con le loro imprese di costruzione. Ma nonostante questo, oggi non fanno altro che parlare male di questa terra. È un atteggiamento che non mi piace e che mi ferisce.
Ha in mente qualche nome in particolare?
Nessuno in particolare, tutti si lamentano. Eppure Montesilvano ha accolto tutti ed è diventata la terza città d’Abruzzo quanto a popolazione. Un minimo senso di riconoscenza si dovrebbe avere.
Come si inserisce il suo progetto in questo contesto?
Ho voluto percorrere un cammino a ritroso per raccontare coloro che hanno contribuito alla crescita di Montesilvano: bottegai, piccoli artigiani, rappresentanti della polizia locale. Ho messo insieme i miei ricordi e quest'estate ho fatto una mostra che ha raccolto oltre 4mila visitatori. Ho risvegliato l’orgoglio dei vecchi montesilvanesi. È stato un successone.
Che cosa è successo nei mesi successivi?
Ho deciso di continuare il progetto su Facebook: da luglio ad oggi quotidianamente pubblico la foto di un personaggio storico. Voglio che la gente non dimentichi le sue radici e l’8 novembre ci sarà un incontro pubblico. Oggi la gente mi ferma per strada o viene a suonare a casa per darmi le fotografie e a chiedermi di ricordare un parente scomparso o un familiare artigiano. Questo mi inorgoglisce perché con questo progetto rendo felici le persone, specie se sono anziani e di animo buono, ma mi spiace non poter accontentare tutti.
Quale dei suoi personaggi ricorda con maggiore affetto?
Sono legatissimo a tutta la Montesilvano di un tempo. C’era solo un tratto di strada che andava da viale Europa alla stazione. C’era il famoso bar di Settimio, l’edicola di mia mamma, la macelleria di Osvaldo e la cantina di Baffone. Come dimenticare la fruttivendola Carmela e Giovannino lo scarparo. Dietro al distributore di benzina c’era la piazzetta dove, dopo la scuola, da ragazzini andavamo a giocare a calcio. Facevamo la porta davanti alla vetrina della farmacia Trisi, che tempi.
Che cosa ricorda degli anni in cui è stato comandante dei vigili urbani?
Racconto un aneddoto che mi è rimasto in mente: un giorno telefona una donna alle 9 del mattino, mi dice che ha paura di uscire di casa perché la strada dove abita è in discesa e le auto sfrecciano a 100 all’ora. Le dico che serve uno specchio, chiamo il Comune e segnalo l’accaduto. A mezzogiorno la signora mi richiama e mi dice: “Ma chi sei, un marziano? Sono mesi che cercavo di far venire qualcuno dal Comune e nessuno mi ascoltava, invece tu in tre ore mi hai risolto il problema”. Sa che cosa vuol dire? Che la gente è attenta alle piccole cose, quelle che possono sembrare di poco conto, ma invece sono quelle che rendono felici le persone.
Perché non si candida a sindaco?
Non penso di avere le caratteristiche. Ma mi piacerebbe dare una mano alla mia città. In passato sono stato consigliere comunale delegato alle Politiche della casa, poi sono arrivato sempre tra i primi non eletti. Mi piace essere un politico al servizio della gente perché conosco Montesilvano come le mie tasche e so che c’è tanta gente povera che andrebbe aiutata. Non a caso, se il progetto dovesse avere degli utili li daremo in beneficenza, faremo delle card da 50 euro e le porterò personalmente a chi ha realmente bisogno.
Quale amministratore preferisce dei tanti che si sono avvicendati a Montesilvano?
Ho un ottimo rapporto con Maragno perché è un uomo onesto. Ma il sindaco al quale sono stato più vicino è Licinio Di Fulvio nel 72/73 che è stato anche direttore delle Poste e presidente della Montesilvano calcio. Lui cercava i soldi per andare avanti, è una buona persona, lo ricordo con affetto.
Oggi che cosa manca a Montesilvano?
È una città bellissima non le manca nulla: il posto è strategico, c’è il mare, la collina, l’ingresso dell’autostrada e l’aeroporto a 6 chilometri. E in un’ora si va a sciare. Ma ci vorrebbe più attenzione alle piccole cose come la pulizia delle strade, il potenziamento della segnaletica pubblica, l’illuminazione. Ha tutte le qualità per diventare grande anche se secondo me è già grandissima.
Ha una ricetta per la sicurezza?
Avevo suggerito all’allora prefetto Gentile, con il sindaco Gallerati, di mettere le telecamere collegate alla caserma dei carabinieri sui pali della luce lungo la riviera. Sarebbe stato un deterrente contro la prostituzione, poiché la gente avrebbe evitato di fermarsi. Non vedo bene i divieti se non c’è nessuno che li fa rispettare: è come un dottore che non ti dà la medicina per curarti.
E per la penuria di parcheggi?
Avevo dato un progetto all’ex sindaco Cordoma che prevedeva il prolungamento dell’area parcheggio al di sopra della stazione fino a viale Europa, continuando sopra la linea ferroviaria. Un’area abbandonata che potrebbe ospitare 300-400 posti.
Che cosa pensa dell’idea di inglobare Montesilvano con Pescara e Spoltore?
Dal punto di vista pratico sarebbe una buona idea, ma temo che si perderebbe la nostra montesilvanesità e le nostre origini perché diventeremmo la periferia di Pescara, cosa che in parte già siamo.
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