«Morirò con il sorriso sulle labbra»

Le parole dello zio Nicola Cavorso lette dalle nipoti: «È da sempre il nostro idolo»
PESCARA. «Cara mamma, tuo figlio è destinato a morire. Ma tu sii forte come sarò forte io di fronte a chi mi fucilerà. Sono innocente, sarò un martire e, come tale, potrai essere orgogliosa». È uno dei passaggi commoventi di una delle ultime lettere di Nicola Cavorso alla madre Amalia, scritta poco prima di presentarsi davanti al plotone di esecuzione a Colle Pineta.
Parole che la famiglia dell’eroe ricorda una dopo l’altra, tramandandosele di generazione in generazione come una eredità importante di dignità e coraggio. Su quei fogli (gli originali li ha l'Anpi) pensieri vergati nelle ore precedenti e successive al processo sommario che si tenne nel municipio di Chieti tra il 9 e il 10 febbraio del 1944. Amalia Cavorso, nipote di Nicola, dice che quello zio «intellettuale e colto» era il suo «idolo», «punto di riferimento dell’intera famiglia». Sua figlia, Maria Carla Di Giovacchino, si è laureata in Filologia con una tesi sulla banda Palombaro, paese dal quale provenivano, oltre che da Chieti, i 9 martiri di Colle Pineta. «Mio padre Carlo, fratello di Nicola», ricordano Amalia e la sorella Maria Carla, «ci raccontava che le vittime uscirono dal processo con la sigaretta in bocca, spavaldi e coraggiosi». Dalle lettere affiora tutta la forza che quell'uomo, prossimo alla fucilazione, infondeva ai suoi cari: «Cara e adorata mamma, l'ingiusta condanna che mi separerà da te e Carlo e tutte le persone più care incalza di attimo in attimo, non per questo però ho perso la calma, che conserverò fino all'ultimo perché la mia coscienza è tranquilla. Non ho fatto nulla di male e tuttavia sono condannato a lasciare questa vita terrena. Morirò da innocente, così potrò pregare per te, per Carlo. Sarò il vostro angelo custode, pregherò insieme al povero babbo. Consegnerai questo biglietto a Carlo, che sia orgoglioso che suo fratello è stato fucilato perché non è stato nè un ladro nè un traditore, ma un italiano e da tale è morto, con il sorriso nelle labbra». E conclude, il martire Cavorso, elencando i nomi degli altri membri della famiglia: «Baci alle zie Genoveffa, Venere, Dolores, zio Alfredo e famiglia, a nonna, Sara, Franca. Non piangere, mamma, perché le tue lacrime sarebbero versate ingiuste, a me occorrono le vostre preci, che insieme alle mie serviranno a salvare la mia anima». Pensiero per tutti in chiusura: «Le mie fotografie distribuiscile a quanti le desiderano, fa’ tu le dediche. Baci, tuo figlio Nicolino».

