Morosini, il Livorno non pagherà i danni

2 Giugno 2015

La società esclusa da responsabilità civili, restano la Asl e il Pescara calcio. In aula si torna nel 2016

PESCARA. Il Livorno Calcio esce dal processo sulla morte del calciatore Piermario Morosini. Durante la nuova udienza di ieri il giudice monocratico Valentina Battista ha infatti accolto l’eccezione sollevata dagli avvocati della squadra di calcio che hanno spiegato che era stato compromesso il loro diritto alla difesa perché non avevano partecipato all’incidente probatorio chiedendo quindi che il Livorno calcio venisse estromesso.

Il giudice ha così accolto l’eccezione del legale respingendo invece quella presentata dalla Asl di Pescara che, quindi, resterà responsabile civile insieme al Pescara calcio. In caso di condanna, la società pescarese e la Asl saranno chiamate a risarcire i danni per la morte del calciator

E’ ripreso ieri mattina il processo per la morte di Piermario Morosini, il calciatore del Livorno morto il 14 aprile 2012 allo stadio Adriatico durante la partita del campionato di serie B tra la squadra locale e quella toscana. Per la morte del calciatore sono finiti sotto accusa per omicidio colposo il medico sociale del Livorno Manlio Porcellini, il medico del Pescara Ernesto Sabatini e il medico del 118 in servizio quel giorno allo stadio Vito Molfese.

Morosini è morto per arresto cardiaco dovuto ad una cardiomiopatia aritmogena e tutto il procedimento ruota attorno alla perizia che venne presentata dai consulenti nominati dal giudice per le indagini preliminari, – Vittorio Fineschi, Francesco Della Corte e Riccardo Cappato - in cui si sostenne, come detto anche dal pm Valentina D’Agostino, che i tre medici «dovevano usare il defibrillatore semi-automatico, disponibile quel giorno allo stadio».

L’udienza di ieri al tribunale di Pescara è stata abbastanza veloce e dopo l’estromissione del Livorno calcio dai responsabili civili l’udienza è stata rinviata all’8 febbraio 2016 alle 10.30.

E’ in quella data che il processo entrerà nel vivo con la deposizione dei testimoni che erano stati chiamati dal pm D’Agostino, sostituita in questo periodo da Gennaro Varone, iniziando dagli investigatori della Digos, i medici del 118 e i periti che, nella relazione, avevano stabilito che, fatta certa la causa della morte per cardiomiopatia aritmogena non riscontrabile con i normali esami clinici sportivi, l’uso del defibrillatore «avrebbe dato qualche chance in più di sopravvivere» al calciatore.

Alcuni testimoni dell’accusa sono comuni a quella della difesa tra cui alla lista depositata ieri dall’avvocato Alberto Lorenzi, difensore di Molfese. In aula, si tornerà nel febbraio del prossimo anno. (p.au.)

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