Morta dopo le violenze sistematiche del compagno

PESCARA. Il Tribunale del riesame dell’Aquila conferma il carcere per il romeno Gelu Cherciu, l’uomo accusato di aver provocato, il 30 maggio dello scorso anno, la morte della sua compagna Monica...
PESCARA. Il Tribunale del riesame dell’Aquila conferma il carcere per il romeno Gelu Cherciu, l’uomo accusato di aver provocato, il 30 maggio dello scorso anno, la morte della sua compagna Monica Gondos. I giudici hanno rigettato la richiesta di riesame avanzata dalla difesa dell’uomo contro la misura cautelare chiesta dal pm Anna Benigni e concessa dal gip di Pescara, Nicola Colantonio, il 28 novembre scorso. Il collegio aquilano ha confermato l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico del romeno.
«L’esito dell’accertamento autoptico condotto dal consulente tecnico del pm ha fornito elementi inequivoci attestanti la reiterazione di violente percosse nei confronti di Monica Gondos. La maggior parte delle lesioni e, in particolare, delle ecchimosi rinvenute sul corpo della Gondos non è riconducibile al giorno del decesso della stessa, ma risale almeno ai giorni precedenti». I giudici elencano le lesioni che possono essere ritenute contestuali al momento del decesso: «sincrone o con scarto solo di qualche ora». Lesioni che in ogni caso, come confermato dallo stesso consulente, «possono essere ricondotte ad eventi traumatici ad elevata energia quali un pugno e non ad evento accidentale». Il riferimento è relativo alle dichiarazioni dell’arrestato che aveva sostenuto che la compagna era morta a seguito di una caduta dalle scale del condominio. «È emerso inoltre», aggiungono i giudici, «che il decesso della Gondos è avvenuto tra le ore 11 e le ore 14 del 30 maggio 2018 mentre l’indagato (trovato in casa vestito solo con le mutande e in stato di evidente ebbrezza) ha avvertito i carabinieri soltanto alle ore 18,40. Tale elemento contribuisce a fornire elementi indicativi in ordine alla riconducibilità del decesso ad una aggressione da parte dell'indagato piuttosto che ad una caduta accidentale». Analizzando il quadro probatorio il collegio, anche se non c’è la certezza assoluta sul fatto che la donna sia deceduta per effetto diretto delle percosse infertele dal compagno Cherciu, ha comunque delineato «un quadro di sistematiche violenze alle quali l'indagato sottoponeva la compagna». D’altronde lo stesso magistrato Benigni aveva contestato all’uomo il reato di maltrattamenti continuati: tante botte inferte con grande violenza alla povera donna, che hanno finito per ucciderla. E sul punto arriva la conferma del tribunale del riesame quando i giudici scrivono che «il dato emerso è nel senso della riconducibilità concreta all’indagato dei maltrattamenti ai quali è seguito il decesso della compagna». I giudici, dunque, concludono per l’infondatezza delle questioni sollevate dalla difesa, ritenendo che la custodia in carcere sia la misura più idonea vista la «reiterata e marcata violenza con la quale la Gondos è stata ripetutamente attinta dal compagno, il quale ha inferto colpi che hanno lasciato sul corpo della donna segni ed ecchimosi riscontrati in sede autoptica a distanza di giorni». E quindi sussiste per l’arrestato il pericolo attuale, anche per l’abuso di sostanze alcoliche, che possa «reiterare atti di natura violenta e lesivi nei confronti di soggetti con i quali si dovesse in futuro relazionare in caso di contrasti». (m.cir.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

