Morta l’anziana investita in via Rigopiano

Angiolina Rossi, 84 anni, non è sopravvissuta all’incidente di martedì. Stava andando a pagare le bollette. Oggi i funerali
PESCARA. Andandosene lascia il ricordo di una persona «speciale, unica». Non ce l’ha fatta Angiolina Rossi, la donna di 84 anni che martedì, verso le 11, è stata investita da un’auto in via Rigopiano, mentre stava andando a pagare alcune bollette. Ieri mattina, attorno alle 8, è morta nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale, dove era stata ricoverata subito dopo l’incidente, avvenuto all’altezza di via La Maielletta.
Presumibilmente l’anziana stava per attraversare la strada nei pressi delle strisce pedonali quando è stata travolta da un’auto, una Citroen, guidata da un 57enne pescarese, che si muoveva in direzione monti-mare, cioè dai colli verso l’ospedale. È possibile che l’uomo non l’abbia vista in tempo, ma si tratta solo di un’ipotesi, e per capire come siano andate con esattezza le cose la polizia municipale ha avviato i rilievi poco dopo l’investimento, ascoltando anche i testimoni.
I medici, considerata la gravità della situazione, al momento del ricovero si sono riservati la prognosi e, con il passare delle ore e dei giorni, le condizioni della donna non sono migliorate.
In vista dei funerali, che si svolgeranno oggi alle 15 nella chiesa di Cristo Re, i figli della donna, Robert e Giselle, i nipoti e i parenti che hanno sperato fino all’ultimo in una ripresa, sottolineano con grande affetto le peculiarità di questa 84enne vitale e dinamica, socievole e dal carattere forte.
«Era un punto di riferimento e di incontro per tutti, parenti e amici», dicono. «Spesso la si vedeva seduta sul balcone di casa, in via Colle di Mezzo, e per molti era diventata la “signora del caffè”, perché offriva volentieri un caffè a tutti i conoscenti che, passando di lì, venivano quasi catturati da lei, sempre molto ospitale. E la sua frase tipica era «Facc’ nú café? Li pijete?». Se non era a casa era certamente da qualcuno di famiglia, oppure al cimitero, a far visita al suo amato Guido, il marito, morto quando lei era ancora giovane. Oppure era impegnata nelle commissioni e nelle faccende quotidiane». Non aveva mai preso la patente e si muoveva sempre a piedi, per qualsiasi cosa, «in compagnia del suo inseparabile bastone», lo stesso che aveva anche il giorno dell’investimento.
Ma il segno che lascia è molto più profondo. «È stata una donna, moglie, mamma e nonna dalle elevate qualità morali», aggiungono i suoi cari. «Era caparbia ma nello stesso tempo buona, credeva nella lealtà e nell’onestà e ha trasmesso questi valori prima ai figli e poi ai nipoti». Ecco cosa resta di Angiolina Rossi, «strappata alla vita improvvisamente. E siamo certi», concludono i familiari, «che il suo dispiacere sia quello di essersene andata senza poterci salutare tutti. Ma noi porteremo sempre nel cuore ciò che ci ha lasciato».
È un ricordo pieno di affetto anche quello che arriva dai titolari delle onoranze funebri Di Fabio, affittuari da 26 anni del locale sotto casa Rossi. «Aveva creduto in noi da subito, perché eravamo giovani, ci disse. La vedevamo tutte le mattine», dice Roberto Di Fabio, «ed era davvero una donna unica, con una forza d'animo indescrivibile, una persona fuori dal normale, che si faceva voler bene da tutti. Perdiamo una persona speciale».
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