Morte Anna Carlini, condanne confermate

Violenza sessuale e omissione di soccorso: la Cassazione respinge i ricorsi dei due imputati romeni
PESCARA. I giudici della Corte di Cassazione scrivono la parola fine sulle vicende processuali dei due romeni condannati per la morte di Anna Carlini, la pescarese di 33 anni affetta da problemi psichici violentata e lasciare morire nel tunnel della stazione di Pescara la notte del 30 agosto del 2017.
Hanno rigettato tutti i ricorsi proposti da Nelu Ciuraru, accusato di violenza sessuale e omissione di soccorso, e da Robert Ciorogariu che rispondeva solo del secondo reato (assistiti da Leone Di Giannantonio e Stefano Sassano mentre la famiglia dall’avvocato Carlo Corradi). Restano quindi confermate le condanne di primo e secondo grado e cioè 11 anni e mezzo per Ciuraru e 2 anni per Ciorogariu. Il procuratore generale aveva chiuso la sua requisitoria chiedendo la improcedibilità per entrambi i ricorsi presentati dai due imputati, oltre a rigettare la richiesta di estromettere il Comune di Pescara come parte civile. Il legale che rappresentava il Comune aveva infatti sottolineato come, per statuto, l’ente tutela le fasce deboli e soprattutto si schiera contro la violenza sulle donne. E peraltro il fatto era accaduto in un luogo pubblico, del Comune, per cui lo stesso Ente era legittimato a chiedere i danni morali. Gli altri punti evidenziati nei ricorsi degli imputati riguardavano l'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dal testimone Albert Marius Valentin che quella notte si trovava nello stesso tunnel. Per l'avvocato Di Giannantonio, le dichiarazioni del teste sarebbero state inutilizzabili in quanto, già nella fase predibattimentale doveva essere sentito in qualità di imputato o persona sottoposta a indagini in quanto, essendo stato presente nel tunnel quella notte, non avrebbe attivato neppure lui i soccorsi in favore della vittima. Insomma, per il reato comune ai due imputati, omissione di soccorso, la posizione del teste doveva essere considerata alla pari. Ma l’aspetto più delicato riguardava Ciuraru, in relazione alla violenza sessuale compiuta sulla povera Anna quando era già in uno stato di ridotta capacità difensiva. La difesa di Ciuraru aveva sollevato la nullità della perizia di Liborio Stuppia riguardo all'accertamento del Dna sulle tracce organiche trovate sul corpo della vittima, appartenenti allo stesso imputato.
Secondo la difesa, il consulente avrebbe prima estratto il Dna come atto irripetibile e solo dopo aver rimesso una breve relazione alla procura avrebbe proseguito la perizia. Per cui la difesa ha cercato di sostenere che nel momento successivo, una volta individuata la corrispondenza con Ciuraru, l'indagato doveva essere messo in grado di nominare un consulente. Tesi che la Corte ha rigettato confermando anche i risarcimenti danni in favore delle parti civili e le provvisionali assegnate dal tribunale di Pescara. «Non posso dire che mia sorella Anna abbia avuto giustizia perché 11 anni sono pochi», dice Isabella Martello, «una vita non può valere così poco. Spero che faccia fino all'ultimo giorno di carcere».

