Morte di Aliona, la famiglia chiede un risarcimento di 200mila euro

30 Ottobre 2020

Ieri la prima udienza a carico dell’albanese Bushi che accoltellò la ragazza per motivi di gelosia Il difensore ha chiesto di nuovo il rito abbreviato e la perizia psichiatrica nei confronti del 28enne

FRANCAVILLA. È di duecentomila euro la richiesta risarcitoria dalla mamma e dalla sorella di Aliona Oleinic - la ragazza accoltellata a Francavilla il 3 settembre 2019 da Roland Bushi e morta 45 giorni dopo a Roma - avanzata durante la prima udienza, svolta a porte chiuse, davanti alla Corte d'Assise del tribunale di Chieti.
Ieri mattina, di fronte a Guido Campli, presidente del Tribunale, sia la madre della giovane moldava sia la sorella si sono costituite parte civile. I loro avvocati hanno presentato la richiesta per ascoltare, come testimoni, non solo le due donne, ma anche l’uomo che all'epoca dei fatti aveva una relazione con Aliona. Proprio questo rapporto potrebbe essere stato il grimaldello che ha fatto scattare l'ira di Bushi: lui, albanese di 28 anni, aveva conosciuto Aliona in un locale notturno in cui la giovane 30enne lavorava. Se ne era innamorato, non ricambiato.
Un amore diventato ossessione per il 28enne, che spesso seguiva la ragazza. L’aveva vista più volte in compagnia di quell’uomo e aveva preteso da lei spiegazioni, senza ottenerle. Tutto questo fino alla mattina del 3 settembre 2019, quando Bushi ha scavalcato la recinzione di casa della vittima e dopo un breve diverbio l’ha accoltellata ripetutamente.
Bushi, che nel corso dei mesi scorsi si è detto pentito per quanto accaduto, ha sempre sostenuto di non voler uccidere la vittima. Una tesi che però non ha convinto il gup, il quale a metà luglio ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dal legale dell'imputato Antonello D'Aloisio, mandandolo a processo.
Ieri mattina, il ragazzo di origini albanesi era collegato dal carcere di Madonna del Freddo, mentre il padre, apparso molto provato durante questi mesi, ha dovuto attendere fuori dall’aula. Probabile che nella prossima udienza, fissata per il 30 novembre, Bushi possa essere in udienza per rispondere alle domande del pm Lucia Anna Campo e dei legali.
Non vi è, allo stato attuale, richiesta di testimoni da parte della difesa dell'imputato, che però ieri mattina ha riproposto non solo la richiesta di rito abbreviato, ma soprattutto quella di una perizia psichiatrica sul ragazzo, che però già nei precedenti passaggi non era stata accordata dal giudice.
Il giovane è consapevole di rischiare grosso: verosimilmente, si potrebbe andare da un minimo di 16 anni fino alla pena massima dell'ergastolo, ipotesi peraltro già immaginata nei mesi scorsi.
«Bushi sta bene», assicura il suo legale D'Aloisio. «Sicuramente», aggiunge, «vive con angoscia in attesa di conoscere quello che sarà il suo futuro. Questa mattina (ieri, ndr) non era in aula, ma collegato dal carcere di Chieti. Si è limitato ad ascoltare, senza intervenire».
Ma lo stesso avvocato pensa che già dalla prossima udienza le cose possano cambiare: «Penso che risponderà alle domande del pm, che ne ha chiesto l'audizione».
Intanto insiste nel ribadire la tesi sul coltello con cui Bushi ha colpito la vittima: «Ce l’aveva nello zaino per consumare il pranzo». Fin qui però è prevalsa la teoria opposta, secondo cui l'imputato l’avrebbe portato con sé proprio per aggredire la vittima.
©RIPRODUZIONE RISERVATA