Morte Morosini, il processo è da rifare

11 Aprile 2019

Si accasciò durante Pescara-Livorno. La Cassazione annulla la sentenza di 2° grado che condannava 3 medici e rinvia a Perugia

PESCARA. Processo d’appello da rifare a carico dei tre medici condannati per la morte del calciatore del Livorno, Piermario Morosini, deceduto a 26 anni sul campo di gioco il 14 aprile del 2012 durante l'incontro Pescara-Livorno, allo stadio Adriatico. I giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno annullato la sentenza di secondo grado, con la quale era stata confermata la condanna di tutti e tre i professionisti per concorso in omicidio colposo, disponendo un nuovo processo d’appello da tenersi a Perugia.
Il medico del 118 di Pescara, Vito Molfese, era stato condannato a un anno di reclusione, mentre ai medici sociali delle rispettive squadre, Manlio Porcellini per il Livorno ed Ernesto Sabatini per il Pescara, erano stati inflitti otto mesi ciascuno. Le motivazioni della decisione della Cassazione si conosceranno fra circa 90 giorni quando verranno depositate, quindi ad oggi non si può far altro che ipotizzare in base agli argomenti di maggior rilievo che i legali dei tre medici hanno sottoposto all’attenzione dei giudici romani che esprimono soltanto un giudizio di legittimità, ma che comunque in un modo o nell'altro devono fare dei riferimenti specifici su quanto accaduto nel processo di secondo grado.
L’avvocato Alberto Lorenzi, che difende il medico del 118 Molfese (che ricevette la pena più alta), ha articolato il suo ricorso (altrettanto approfonditi i i ricorsi dei due colleghi difensori dei coimputati), sottolineando anche la particolarità del reato omissivo che lo interessava in relazione alla posizione del suo assistito. La genericità del capo di imputazione e, quindi, la sua richiesta di nullità e l’eccezione relativa all’accertamento della responsabilità del professionista oltre ogni ragionevole dubbio, sono stati due degli argomenti dibattuti, anche e soprattutto in relazione al mancato utilizzo del defibrillatore da parte dei tre medici condannati: strumento che, secondo la consulenza tecnica, avrebbe potuto anche salvare il povero Morosini, deceduto per arresto cardiaco a causa di una cardiomiopatia aritmogena difficilmente diagnosticabile. Altro aspetto affrontato nel ricorso, strettamente legato alla posizione di Molfese, ha riguardato la convenzione tra Pescara Calcio e Asl che avrebbe disciplinato il lavoro del 118, allargando la sua competenza non solo a quanto poteva accadere sugli spalti, ma anche a quello che accadeva in campo con i calciatori. Ma quella convenzione, secondo la difesa di Molfese, venne resa nota all'interessato, così come a tutti gli altri, solo quattro mesi dopo la morte del calciatore. Adesso è comunque necessario conoscere e leggere le motivazioni dei giudici della Cassazione per capire per quale motivo la sentenza di appello è stata annullata con rinvio a Perugia.