Morto a 83 anni l’armatore Benito Scordella

Marineria in lutto, domani i funerali nella chiesa di via Vespucci. Il figlio: il Duce lo tenne in braccio
PESCARA. E' riuscito a evitare le mine nei mari della Jugoslavia che solcava, da giovincello, per gettare le reti in mare e riportare il pescato a casa.
Se l'è cavata anche quando con le barchette se ne andava in Albania per fare incetta di sigarette da rivendere di contrabbando per sfamare la famiglia a Pescara.
Ha vissuto una vita tra il porto e la casa che Mussolini donò alla sua famiglia, riservato e di poche parole.
Ma nel tardo pomeriggio di ieri ha perso la sua ultima battaglia, Benito Scordella, armatore di 83 anni (ne avrebbe compiuti 84 il 19 gennaio), morto in ospedale dopo una lunga malattia.
Lascia la moglie Annamaria e i figli Fausto, Francesco e i gemelli Italo e Marco, i nipoti Desireè, Gianluca, Gioy, Francesco, Corrado, Claudia, Zoe. I funerali del decano degli armatori si svolgeranno domani alle 10 nella chiesa dell'Immacolata concezione della Beata Vergine Maria di via Vespucci, nel borgo marinaro sud dove ha vissuto tutta la vita.
Con Benito Scordella se ne va un altro pezzo di storia della marina.
Figlio di donna Adalgisa e fratello di Gabriele, Bruno, Zaccaria, Rino, Vittorio (il gemello) Adalgisa, Giulia e Velia, da «neonato», ricorda il figlio Francesco col groppo in gola, «gli venne dato il nome di Mussolini dopo che il Duce, che lo prese in braccio, donò alla sua famiglia la casa di Borgomarino sud dove ha trascorso tutta la vita».
«Mio padre», rivela Francesco, «era una persona normale, tutta casa e porto, dolcissima, buonissima, riservata. Ci ha insegnato il senso del rispetto e dell’educazione. Mi diceva sempre: lavori troppo. Ma io ho solo seguito le sue orme, i suoi insegnamenti. Mi manca già e mi mancheranno i suoi sguardi che dicevano tutto. Non c'era neppure bisogno che parlasse, io capivo cosa mi voleva dire. Non voleva fare il pescatore ma ci poi diceva: è la nostra vita. Continueremo a lavorare sulla scia dei suoi sani valori, attaccato alla famiglia com'era».
Sorride e si commuove, Francesco, al ricordo di quando suo papà nel dopoguerra «doveva arrivare fino in Albania a prendere le sigarette che poi rivendeva di contrabbando per sfamare la famiglia» rimasta qui a Pescara.
O di tutti gli éscamotage che si è dovuto inventare «per non saltare in aria nei mari minati della Jugoslavia».
Benito cominciò a gettare le reti in mare e a pescare che era un ragazzino, sulle barchette Maruska, Bianca Maria e Trenta Carlini per poi arrivare alle imbarcazioni più grandi di oggi, Lupetto e Cuore di Gesù. «Amava Pescara e i pescaresi, qui si è svolta tutta la sua vita» conclude Francesco.
La salma dello storico armatore sarà tumulata nel cimitero di San Silvestro.

