Morto dopo la lite, il processo a dicembre

Tragedia in viale della Pineta. Il 22enne accusato di omicidio preterintenzionale ottiene il rito abbreviato
PESCARA. Quella di Tiziano Paolucci, 56 anni, fu una morte assurda e per certi versi non prevedibile, scaturita da un altrettanto incredibile e banale litigio tra automobilisti che si verificò intorno alle 20 su viale della Pineta. Per quella morte adesso Mattia Nerone, 22 anni, che era alla guida dell’altro mezzo, era finito davanti al gup che avrebbe dovuto decidere sul suo rinvio a processo. Ma il suo legale, l’avvocato Luca Berardinelli, ha chiesto e ottenuto il giudizio con il rito abbreviato che si deciderà, sempre davanti al giudice Nicola Colantonio, il 9 dicembre prossimo. Omicidio preterintenzionale l’ipotesi dalla quale dovrà difendersi il giovane imputato, che dopo quella tragedia scrisse anche una lettera di scuse ai familiari della vittima.
La ricostruzione dell’accaduto venne fatta in tempi stretti visto che diverse persone assistettero a quel litigio.
Quella sera di metà luglio di due anni fa Nerone scova un posto per parcheggiare e ci si infila con l’auto mentre, dietro di lui, con la sua auto nella quale viaggiava anche la moglie, Paolucci si fa sentire con il clacson per lamentarsi della manovra. Scendono tutti e due e dalle parole si passa velocemente alle mani: Paolucci, di stazza robusta, non ci sta a farsi insultare e devono intervenire dei passanti per dividerli, e tra questi anche la figlia di Paolucci, Silvia che, nei pressi dell'incidente, stava aspettando i genitori per consegnare loro i nipotini. Finito il litigio Nerone va via e Paolucci risale in auto per fare quei 100 metri fino al locale “La Griglia dell'Orso” di proprietà del marito della figlia: ma scende e si accascia al suolo. Per lui non c’è più nulla da fare.
L’autopsia accertò poi che il 56enne morì per arresto cardiaco provocato dal forte stress per quanto accaduto e, soprattutto, da una malformazione al cuore che Paolucci disconosceva. La perizia medico legale mise in correlazione i colpi sferrati dall’imputato e la morte di Tiziano e quindi il pm, Marina Tommolini, non potè che incriminare Nerone per omicidio preterintenzionale. Adesso la parola passa al giudice che dovrà decidere sulla posizione dell’imputato ed eventualmente sulle richieste delle diverse parti civili costituite, rappresentate dai familiari della vittima. Nerone, che venne rintracciato qualche ora dopo il decesso della vittima, dichiarò di non essersi accorto del malore di Paolucci e che si trattò di una «stramaledetta causalità, improvvisa ed imprevedibile». (m.cir.)

