Morto il poliziotto investito dalla moglie

23 Novembre 2016

Domenico Scuderi, 89 anni, aveva lavorato alla Stradale. Poi l’esperienza in campo commerciale e in uno studio legale

PESCARA. Si era ripreso, sembrava stesse meglio e invece ha avuto una brutta ricaduta ed è morto. Non ce l’ha fatta Domenico Scuderi, Mimmo o il “Maresciallo” per chi lo conosceva bene, il poliziotto in pensione di 89 anni che a settembre è stato investito accidentalmente dalla moglie mentre faceva retromarcia con l’auto vicino a casa, in via Aldo Moro. Scuderi è stato ricoverato prima in ospedale a Pescara, nel reparto di Neurochirurgia, per una emorragia cerebrale, poi è stato trasferito a Villa Serena e quindi è tornato a Pescara, in Pneumologia e agli Infettivi.

«Tutta colpa di un batterio», dice il figlio Massimiliano, «altrimenti sembrava stesse bene, si era ripreso dalle conseguenze dell’incidente, era lucido». Ora i parenti, a partire dalla moglie, Romana Barducci, si ritrovano a piangere la scomparsa inattesa dell’ex poliziotto della Polstrada, «uno dei primi agenti della polizia stradale a Pescara, dove è rimasto dal 1949 fino al 1970», spiega il figlio. Una volta lasciata la divisa, Scuderi non si era messo a riposo, anzi. «Aveva messo su un’attività commerciale, e le bustine di noccioline, ceci e fave (con il marchio “Hobby”) che si vendevano nei bar e allo stadio furono una sua idea. Dopo la pensione collaborava con lo studio degli avvocati Angelo Scudieri, morto nei mesi scorsi, e Antonio Di Blasio» e ha sempre raccontato, in famiglia, dei suoi interessi e delle sue imprese, «ad esempio quando fermò un attentatore insieme a un altro poliziotto e dell’interessamento alla soluzione dell’omicidio Marziani».

«Oltre a trattenersi nello studio legale veniva sempre in tribunale», ricorda Di Blasio. «Era un uomo molto dinamico e di una certa cultura, essendosi diplomato come maestro». Era arrivato a Pescara da Misterbianco, in Sicilia, nel dopoguerra, e si era fatto conoscere ed apprezzare perché «era molto attivo». Nonostante l’aspetto esteriore era «un uomo di cuore», prosegue Di Blasio. «Apparentemente sembrava burbero e metteva a tacere qualche seccatore, ma in realtà era aggraziato e disponibile. Insomma, una brava persona, al di là dell’aspetto da duro, che si metteva a disposizione di chiunque avesse bisogno».

Conserva un ricordo positivo anche Roberto Cutracci, dell’associazione nazionale della polizia, di cui Scuderi era socio: «Era una persona perbene, affabile, assolutamente gradevole e disponibile, così come la moglie», impegnata con la Federcasalinghe. La famiglia attende la restituzione della salma dalla Procura, per i funerali.

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