Morto in ascensore, 6 mesi per omissione di soccorso

Condannata con rito abbreviato la donna nigeriana inizialmente accusata di omicidio preterintenzionale di Pangiarella, 74enne pensionato di Spoltore
MONTESILVANO. Si è chiuso con una condanna a sei mesi di reclusione (pena sospesa) il processo sulla morte del pensionato di Spoltore Donato Pangiarella, 74 anni, ex dirigente di una squadra di calcio, trovato senza vita il 6 settembre di tre anni fa nell’ascensore di un palazzo in via Cerrano, a Montesilvano.
L'imputata, Happy Ayegbeni, una donna nigeriana di 35 anni, ieri pomeriggio, è stata condannata, con rito abbreviato, dal giudice per le udienze preliminari Elio Bongrazio per omissione di soccorso. Il pubblico ministero Anna Benigni aveva chiesto per Ayegbeni, inizialmente accusata di omicidio preterintenzionale, la condanna a un anno e 4 mesi di reclusione, ma il giudice ha escluso l'aggravante contestata dall'accusa, in base alla quale, dall'omissione, sarebbe derivata la morte dell'anziano.
I due, secondo quello che raccontò all'epoca dei fatti la 35enne, si erano incontrati in un supermercato dove il pensionato si sarebbe offerto di aiutarla a portare in casa le casse dell’acqua. Una volta all’interno era scoppiato un alterco «nel corso del quale», si legge nel capo di imputazione, «l'uomo riportava una ferita lacerocontusa in sede fronto-temporale per un urto ... rimanendo steso a terra».
La donna avrebbe omesso «di prestare l'assistenza occorrente» e anzi, sempre secondo la tesi dell’accusa, «portava fuori dalla propria abitazione il corpo di Piangiarella, abbandonandolo nell'ascensore condominiale». Il pensionato moriva poco dopo «per insufficienza cardiaca causata da ischemia miocardica acuta in grave coro-miocardiosclerosi».
Nel corso del processo, la causa del decesso di Pangiarella è stata al centro di una battaglia a colpi di perizie, durata alcuni mesi. L'ultima parola, probabilmente decisiva, è stata quella della direttrice dell'istituto di Medicina legale dell'università di Foggia, Emanuela Turillazzi, consulente nominata dal giudice. La Turillazzi, dopo tutti gli accertamenti del caso, ha concluso che non è possibile stabilire in maniera scientificamente corretta i mezzi che determinarono la morte del pensionato. L'avvocato di parte civile, Alfredo Di Francesco, che rappresenta la moglie e il figlio di Piangiarella, ha invece sempre sostenuto che «in base alle prove raccolte è chiaro che è stata una spinta a provocare la caduta della vittima».
Ieri, Bongrazio ha disposto la trasmissione degli atti al pm per verificare l'eventuale sussistenza del reato di omissione di soccorso anche a carico dell'uomo che viveva con l'imputata. Per questa vicenda, la Ayegbeni ha trascorso quasi sei mesi in carcere, arresto poi annullato dalla Cassazione. Ieri, il difensore della 35enne, l'avvocato Simone Matraxia, aveva chiesto l'assoluzione della sua assistita perché il fatto non costituisce reato. Le motivazioni del giudice sono attese per il 5 marzo.
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