Morto in strada, chiesa e Comune per i funerali di Augusto

In cattedrale in tanti ricordano il 57enne: era sempre qui I volontari: «Da noi anche tante famiglie in difficoltà»
PESCARA. Saranno la chiesa e il Comune ad occuparsi dei funerali di Augusto Zamponi, il senzatetto di 57 anni morto all’alba di lunedì davanti ai gradini della cattedrale di San Cetteo. I collaboratori della Caritas e gli uffici al sociale del Comune sono vicini ai più fragili anche in questi momenti, quando non c’è nessuno che si occupa della tumulazione. «Il Comune è disponibile a contribuire alle spese del funerale», dice l’assessore al Sociale Adelchi Sulpizio, «qualora non potesse farlo il fratello, che si è messo già in contatto con i nostri uffici». La cattedrale accoglie ogni giorno decine di persone: tra di loro non ci sono solo senza fissa dimora, ma anche uomini e donne che non riescono ad arrivare a fine mese, anziani che non riescono a pagare le bollette con la pensione. Ad abbracciarli ogni giorno ci sono i collaboratori della parrocchia, guidata da monsignor don Francesco Santuccione. «Loro si vogliono solo sentire amati», dice il parroco. Tutti attorno a San Cetteo conoscevano il volto di Augusto. «Non ha mai fatto male a nessuno», dice una signora che si avvicina alla porta della chiesa per chiedere la data dei funerali, «era sempre seduto vicino all’ingresso della chiesa, gli lasciavo qualche monetina».
UNO DI LORO A parlare di Augusto ieri mattina erano anche gli altri senzatetto che, come lui, vagano per la zona. «L’ho trovato alle 5 del mattino sul muretto», racconta un uomo straniero, anche lui senza fissa dimora, «aveva le mani piegate sotto la testa, poi è arrivata l’ambulanza ma niente da fare». Augusto ogni mattina era in fila per chiedere la colazione al banchetto allestito della Caritas, davanti alla cattedrale. Una lunga fila che ogni giorno aumenta. «Offriamo la colazione, qualche soldo, li aiutiamo in ogni modo. Però non basta. Dobbiamo dargli l’amore e tenerli impegnati in qualche attività. Nell’ozio emergono le loro fragilità, possono andare a rubare o si drogano, la solitudine è terribile. Se gli dai da fare qualcosa, loro si sentono realizzati, contenti», dice don Francesco.
LA CARITAS di SAN CETTEO È tutto ordinato e affilato sugli scaffali in base al tipo di prodotto, c’è persino una cassetta con dentro la frutta fresca. Poi il frigorifero per tenere al fresco i formaggi. Tutto viene poi smistato dentro un grande pacco e consegnato davanti alla porta di chi non riesce a sostenere una spesa al supermercato. Il cuore grande dei volontari della Caritas San Cetteo è racchiuso anche all’interno della stanzetta di via Conte di Ruvo, al lato della cattedrale. «È un po’ disordinato perché stiamo facendo dei lavori di ristrutturazione», racconta Franco, da 10 anni volontario della sede parrocchiale Caritas. E invece è tutto in ordine, affilato con cura e pronto per essere smistato nei pacchi destinati a oltre 60 famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese. «Per tutti coloro che hanno un Isee inferiore a 10mila euro annui (9.360 euro) c’è la possibilità di avere il pacco alimentare», dice mentre mostra la lista delle famiglie che richiedono i prodotti. «Una volta fatto il controllo di informazioni e documenti li mettiamo nella nostra lista che attualmente conta 69 persone», prosegue, «il Banco alimentare ci sostiene e per il resto andiamo avanti grazie alla generosità dei cittadini, alle loro donazioni e alla raccolta che facciamo spesso davanti ai supermercati». Il pacco è vario: «Ci sono pasta, latte, biscotti, fagioli, carne, bevande. Tutto quello che può servire. Persino la frutta fresca offerta dalla ditta Paciocco, tramite la signora Rita Morelli». A collaborare sono anche tanti ristoranti e bar di Pescara che, al termine del servizio, mettono da parte ciò che resta. Ma non sono avanzi. «Sono prodotti buoni rimasti semplicemente invenduti», racconta don Francesco, «quando togliamo qualcuno dalla strada è tutto di guadagnato. Le persone oggi non condividono, buttano il cibo, c’è tanto spreco. Cerchiamo di fare quello che si può».

