Morto sul Gran Sasso, escluso il malore

È quanto emerso dall’autopsia sul corpo di Scocchia. I funerali del commercialista sabato nella chiesa di strada Pandolfi
L’AQUILA. Non è stato un malore la causa della tragedia di Fabrizio Scocchia, il commercialista di 56enne, originario di Bisenti e residente a Pescara che ha perso la vita nel pomeriggio di lunedì, dopo essere precipitato da 300 metri, mentre percorreva un sentiero di Pizzo Cefalone, sul versante aquilano del Gran Sasso. Lo ha accertato il medico legale Giuseppe Calvisi che ieri, all’ospedale dell’Aquila, ha effettuato l’autopsia disposta dal pm Fabio Picuti. L’esame autoptico ha evidenziato che Scocchia è morto a causa dei traumi dovuti alla caduta e ha escluso il malore inizialmente ipotizzato dagli inquirenti dopo le prime testimonianze dei due amici che erano con lui al momento dell’incidente. I primi accertamenti effettuati dalla polizia giudiziaria della procura hanno permesso di ricostruire che Scocchia, che non era un alpinista esperto ma che comunque conosceva quel sentiero, era ben equipaggiato.
I due amici erano avanti di qualche metro. Quindi non hanno assistito direttamente alla tragedia, ma si sono allarmati dopo aver sentito un rumore, chiamando i soccorsi. I tre, vicini di casa, erano partiti intorno alle dieci dal condominio di via Arapietra. L’uscita in montagna era stata pianificata proprio da Scocchia, che conosceva bene quel sentiero. Erano circa le 15,30 quando si è verificata la tragedia: il terzetto stava riscendendo a valle, dopo il pranzo in quota, quando Scocchia è precipitato. Ora la salma sarà restituita alla famiglia per il funerale fissato alle 10 di sabato nella parrocchia San Giovanni e San Benedetto Abate, in strada Pandolfi. Il commercialista lascia la moglie Sara Di Giovanni, i figli Matteo e Simone, la mamma Adelina, le sorelle Marilena e Annalisa, i cognati i nipoti, la suocera e i tantissimi amici, colleghi e clienti che oggi lo piangono. (a.d.a.)

