Mosca: Airbus distrutto da bomba
I servizi segreti: usato ordigno artigianale, pari a un chilo di esplosivo
MOSCA. Un attentato con una bomba artigianale equivalente ad un kg di tritolo: i servizi segreti di Mosca confermano l’ipotesi terroristica, già alimentata da una rivendicazione dell’Is e da varie indiscrezioni, per l’esplosione dell’Airbus 321 nei cieli del Sinai il 31 ottobre scorso (224 morti, quasi tutti turisti russi di ritorno da Sharm). Nessun momento più propizio per rivelare una verità scomoda: dopo gli attacchi a Parigi, la tragedia in Egitto diventa più accettabile nel quadro di una offensiva terroristica che minaccia non più solo Mosca ma tutti gli avversari dell’Is, mettendo la Russia sullo stesso piano della Francia.
La reazione di Putin è infatti analoga a quella di Francois Hollande: un rafforzamento dell’offensiva militare, usando per la prima volta i cacciabombardieri strategici, e la promessa di dare la caccia ai responsabili degli attentati, anche con una taglia da 50 milioni di dollari e un inconsueto appello alla comunità internazionale.
«Li cercheremo dappertutto, ovunque si nascondano. Li troveremo in qualsiasi angolo del pianeta e li puniremo», ha ammonito minacciosamente. Poco prima Aleksandr Bornikov, il capo dei servizi segreti (Fsb), gli aveva comunicato i risultati delle indagini: «Sui resti dell’aereo sono state trovate tracce di esplosivo prodotto all’estero, è stata una bomba artigianale equivalente ad un kg di tritolo esplosa in volo, e questo spiega perchè i frammenti della fusoliera sono stati ritrovati in un’area così vasta».
Una conclusione che ha spiazzato e irritato il Cairo, pare non avvisato ufficialmente prima, anche se poi il premier egiziano, Sherif Ismael, ha dovuto prenderne atto. Si tratta di un danno di immagine non solo per l’industria turistica, una delle principali fonti dell’economia egiziana.
L’attentato ha dimostrato che la penisola sul Mar Rosso è esposta all’azione della Provincia del Sinai, la branca dell’Is che ha rivendicato l’esplosione dell’aereo come vendetta agli strike russi in Siria. Probabilmente c’è stata qualche falla o complicità nel sistema dei controlli all’aeroporto di Sharm. L’Egitto ha smentito l’arresto di due funzionari dello scalo sospettati di aver aiutato a piazzare la bomba, ma fonti aeroportuali hanno ammesso la ricerca di «un funzionario e di un sottoufficiale che non avrebbero prestato adeguata attenzione agli scanner di sicurezza».

