Moscufo, un centro con 40 profughi per tremila abitanti

14 Febbraio 2018

Il capogruppo di opposizione al sindaco: «In paese possiamo ospitarne solo dieci, sbagliato non attivare subito lo Sprar»

MOSCUFO. «Per evitare che a Moscufo nascano nuovi centri d’accoglienza profughi, come quello di via Cristoforo Colombo, è necessario accelerare sulla costituzione dello Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo politico e rifugiati, unica strada al momento percorribile per salvaguardate il territorio e regolamentare il flusso dei migranti».
A un mese dalla realizzazione, a Moscufo, del centro d’accoglienza straordinaria (Cas), dove a gennaio sono arrivati più di 40 richiedenti asilo, il capogruppo dell’opposizione, Mimmo Ferri, della lista Moscufo Cambiaverso, bacchetta il sindaco Alberigo Ambrosini per la gestione dell’emergenza profughi. Lo Sprar è l’unico sistema che consente al Comune di impedire i Cas, che invece sono regolamentati da convenzioni tra prefettura, che ha necessità di trovare alloggi ai profughi arrivati in Italia, e privati, il quali mettono a disposizione abitazioni e strutture ricettive che evidentemente, sul mercato immobiliare, sono diventate poco redditizie. In mezzo, tra proprietari di case e prefettura, ci sono coop e altri soggetti più o meno privati che in quei centri gestiscono l’assistenza ai migranti. Il Comune non ha potere di intervenire, se non nei casi in cui gli alloggi non risultino a norma. Con lo Sprar si evita invece la nascita dei Cas e l’ente locale può regolamentare il flusso sul proprio territorio, facendo arrivare non più di 3 profughi ogni mille abitanti, che per Moscufo, con poco più di 3000 abitanti, sarebbero appena dieci.
In seguito all’attivazione dello Sprar a Montesilvano, oltre 40 profughi sono stati mandati via da un Cas, uno di quelli negli hotel sul mare, e sono stati portati a Moscufo, in una palazzina sulla la statale 151, nel tratto di via Colombo, dove nel frattempo negli ultimi mesi erano state sfrattate le famiglie italiane. «Il centro, sin dall’inizio, ha generato nella nostra piccola comunità preoccupazioni e paure, originate da disinformazione, ma soprattutto dall’ostilità del sindaco Ambrosini contro l’insediamento. Ambrosini ha parlato pubblicamente di una serie di criticità riguardanti la struttura, come la connessione alla rete fognaria», prosegue Ferri, «tutte chiacchiere svanite nel nulla, perché in Comune ci sono documenti che attestano l’agibilità e l’abitabilità dell’edificio. Già l’anno scorso, suggerimmo l’adesione allo Sprar, che consente ai Comuni aderenti, in virtù di una clausola di salvaguardia, di non dover ’attivare ulteriori forme di accoglienza stabilite univocamente dalla prefettura. Dai noi potrebbero arrivare solo 10 profughi. Perché il sindaco non si è preoccupato di anticipare i tempi? L’adesione è stata invece deliberata dopo l’insediamento del Cas».
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