Movida e alcol, il caso in Comune I gestori: questa legge va chiarita

Associazioni ed esercenti presenti alla commissione Vigilanza per chiedere un tavolo in Prefettura «La normativa è superata, così sembra solo un ultimatum per costringere le attività ad andare via»
PESCARA. Agguerriti e amareggiati. Con questo stato d’animo diversi esercenti hanno partecipato ieri, in Comune, alla commissione Controllo e garanzia.
Al centro, la legge nazionale del 2001 che vieta somministrazione e consumo di alcol all’aperto dopo la mezzanotte. Un dispositivo mai applicato in nessuna parte d’Italia, ma che la scorsa settimana è stato oggetto prima di una lettera del prefetto alle forze dell’ordine sul controllo legato alla norma, da mesi sollecitato dal comitato di residenti “Tranquillamente Battisti”, e poi di un incontro tra il sindaco e le associazioni, per avvisarle delle direttive. Nella sala commissione, la tensione si tagliava col coltello, con l’attenzione che si è immediatamente spostata sugli annosi problemi di convivenza tra residenti e locali nella zona di piazza Muzii, e la richiesta degli esercenti rivolta all’amministrazione, sulla vocazione che intende disegnare per il futuro della città.
«Il prefetto ha fatto un’azione di carattere istituzionale. L’applicazione di questa normativa non ha confini geografici e quindi riguarda tutta la provincia», chiarisce Piero Giampietro, presidente di commissione, che ha riunito i rappresentanti di Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato, oltre che diversi esercenti della zona di piazza Muzii. Assente Casartigiani, che ha definito l’incontro superfluo. «Stiamo toccando il fondo», commenta Fabrizio Vianale di Confartigianato. «In due anni abbiamo disperso tutto quello che era stato costruito. Pescara non può essere l'unica città d’Italia dove questa norma anacronistica viene applicata».
«La normativa è superata», evidenzia Carlo Nicoletti di Confcommercio, «ma bisogna andare oltre e capire che quella zona è un fiore all'occhiello di Pescara e va valorizzata. Il Comune convochi un tavolo in prefettura». Chiede un incontro con il prefetto anche Marina Dolci di Confesercenti. «Pensiamo al turismo. Pescara è bandiera blu, ma questo non significa solo mare pulito. C'è un contorno da considerare», afferma. «Ripescare questa legge sembra un ultimatum per costringere le attività ad andare via», sottolinea Carmine Salce di Cna. «La non somministrazione dopo le 24 non risolve il problema degli ubriachi, ma danneggia tutto il turismo», aggiunge la commerciante Tina Di Lorenzo. «Il problema di fondo sono le continue ordinanze comunali sugli orari che ci hanno danneggiato», rileva Filippo De Bonis, esercente del distretto. «Il discorso dei residenti pensavamo si fosse appianato con le ordinanze», dichiara un altro titolare, Massimo Gallinari. «Con le nostre attività facciamo il possibile: puliamo le aree vicine ai locali, allontaniamo i clienti al momento della chiusura. Non siamo noi responsabili delle azioni dei balordi».
«La città è tenuta sotto scacco da pochi residenti e questa è l'ulteriore dimostrazione», accusa l'imprenditore Pierluigi Pasetti.

