Movida e coprifuoco, i gestori: «Costretti a far alzare i clienti»

E le attività di piazza Muzii preparano il ricorso al Tar contro il divieto dei tavoli all’aperto dopo le 24 Gli esercenti puntano alla sospensione delle nuove regole entro Natale: «Così rischiamo la chiusura»
PESCARA. Il coprifuoco imposto dall’amministrazione Masci non spegne la movida che ogni fine settimana si raduna attorno ai locali del quadrilatero centrale di piazza Muzii. Nonostante le restrizioni imposte dall’ultima ordinanza del sindaco Carlo Masci, giovanissimi e non sabato sera hanno continuato a passeggiare per il centro cittadino, entrando e consumando bevande all’interno dei locali aperti fino alle 3. Sabato scorso, da mezzanotte, è entrata in vigore l’ordinanza che dispone ai locali attorno al mercato coperto di rimuovere tavolini e sedie esterni «per limitare il rumore antropico». Stop anche alla vendita «di qualsiasi genere di bevanda» dalle 24 fino alle 6 del mattino: si andrà avanti così fino al 31 gennaio 2025. Ma i ristoratori non ci stanno più alle regole imposte da Palazzo di città – «È l’ennesimo provvedimento anti movida», dicono all’unisono – e si preparano a presentare un ricorso al Tar per chiedere, entro Natale, la sospensione dell’ordinanza.
LA PRIMA SERA La voglia di divertimento e di passare una serata spensierata in centro supera anche il diktat del Comune. «Abbiamo continuato il servizio all’interno fino alle tre», racconta Filippo De Bonis, uno dei referenti dei locali della zona, «ma è stato scortese far alzare le persone sedute al tavolino appena scattata la mezzanotte. Tolti quei 10 minuti di confusione per la sistemazione di sedie e tavoli, le persone hanno continuato a prendere le consumazioni all’interno del locale». È consentita, infatti, la continuazione del servizio all’interno delle attività commerciali, purché non si vendano bevande da asporto.
«norma CONTROPRODUCENTE» Duro il commento del ristoratore contro la giunta Masci: «Questa è l’ennesima norma inutile e controproducente per la nostra categoria, se i ragazzi senza un tavolino si siedono per strada o sotto un portone di un palazzo a chiacchierare non è mio compito richiamarli». L’ordinanza, adottata in via sperimentale dalla giunta, fissa i limiti contenuti nel Piano di risanamento acustico. Un programma stilato dopo la sentenza della causa civile intentata da 68 residenti contro il Comune: il tribunale ha riconosciuto agli abitanti del centro un risarcimento danni totale di 450mila euro per il riposo compromesso dai rumori della movida.
VERSO IL TAR Gli esercenti non possono però fare a meno di rispettare l’ordinanza, considerando che sono stati intensificati anche i controlli notturni della polizia locale per verificare il rispetto delle nuove limitazioni. L’unica via rimane quella del ricorso Tar che sarà presentato nei prossimi giorni da 22 locali della zona, assistiti dall’avvocato Andrea Lucchi. «Il Comune ci sta portando alla chiusura delle attività», tuona un altro ristoratore, Dario Crinisi, «dietro un locale ci sono tante famiglie. Le scelte scellerate dell’amministrazione ci stanno portando verso la disoccupazione».
L’ATTACCO DEI CIVICISe le attività commerciali della zona parlano di ordinanza «anti movida», in accordo è anche il consigliere civico della lista Pettinari Sindaco Massimiliano Di Pillo: «Il Comune sperimenta un coprifuoco punitivo sulla pelle dei ristoratori e dei locali proprio nel periodo pre natalizio, danneggiando l’economia della zona, gli esercenti ed i lavoratori». Per il consigliere, la giunta Masci avrebbe potuto considerare «altri modi e tempi che permettano agli operatori di coniugare la serenità e il riposo degli abitanti della zona, con la possibilità per gli esercenti di continuare a fare il proprio lavoro, evitando un permanente scontro tra amministrazione, residenti e operatori». Di Pillo chiede all’amministrazione «di prolungare la possibilità di tenere i tavolini all'aperto almeno sino a mezzanotte e mezza durante la settimana, e posticipare la chiusura nel weekend all’una e trenta». Poi il consigliere di minoranza precisa un dettaglio della sentenza che condanna il Comune al risarcimento dei cittadini: «Riguarda un periodo in cui il livello di rumore acustico era completamente diverso», spiega Di Pillo, «vista la maggior occupazione di suolo pubblico e quindi un numero sicuramente maggiore di persone in strada, che aiutavano ad aumentare i decibel registrati dagli strumenti degli enti preposti».
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