Movida e rumori, spunta una sentenza che vale 2,2 milioni

Condannato il Comune di Brescia a risarcire i residenti E ora quel documento finisce nel giudizio aperto a Pescara
PESCARA. Una sentenza della Corte di Cassazione sulla movida di Brescia potrebbe provocare effetti fino a Pescara proprio mentre i residenti della zona di piazza Muzii aspettano una sentenza che vale 2,2 milioni di euro. Secondo la Cassazione, tocca al Comune ripagare i danni da «immissioni da rumore». Anzi, di fronte al frastuono proveniente dalle strade della movida, l’amministrazione dovrebbe prevenire e, in caso di necessità, «intervenire al fine di riportare le immissioni al di sotto della soglia di tollerabilità».
CAUSA IN CORSO È una decisione che, a Pescara, potrebbe avere una eco: sono 68 i residenti che hanno chiesto all’amministrazione Masci un risarcimento danni di 32.500 euro a testa per i rumori provenienti dai locali della movida in centro. Rumori, così hanno denunciato gli abitanti in una memoria presentata in tribunale sulla base delle misurazioni dei decibel eseguite dall’Arta, che non permettono di riposare soprattutto nel fine settimana, dal venerdì alla domenica. La causa è in corso davanti al tribunale civile e, il prossimo 28 giugno, scadranno i termini per il deposito delle memorie conclusive. Una scadenza, però, non perentoria e l’udienza potrebbe slittare. E tra i documenti da depositare ci potrebbe essere anche l’ultima sentenza della Cassazione.
«COLPA DEL COMUNE» Secondo i residenti del quadrilatero del centro, assistiti dall’avvocato Giovanni Stramenga, il Comune sarebbe «responsabile dei presunti danni subiti per l’incremento dei livelli di inquinamento acustico dovuti sia al rumore antropico prodotto dai numerosi avventori degli esercizi commerciali, sia al frastuono proveniente dagli impianti di diffusione musicale».
LA CASSAZIONE Nel dettaglio, la sentenza della Cassazione sul caso Brescia ricalca la tesi dei residenti di Pescara e dice: «La tutela del privato che lamenti una lesione del diritto alla salute (costituzionalmente garantito) è incomprimibile nel suo nucleo essenziale sulla base dell’articolo 32 della Costituzione, ma anche del diritto alla vita familiare e della stessa proprietà, che rimane diritto soggettivo pieno sino a quando non venga inciso da un provvedimento che ne determini l’affievolimento, cagionata dalle immissioni (nella specie, acustiche) intollerabili, provenienti da area pubblica (nella specie, da una strada della quale la pubblica amministrazione è proprietaria)». Significa che spetta al Comune garantire ai suoi cittadini questo diritto: «La pubblica amministrazione», si legge nel provvedimento, «è tenuta ad osservare le regole tecniche o i canoni di diligenza e prudenza nella gestione dei propri beni e, quindi, può essere condannata sia al risarcimento del danno patito dal privato in conseguenza delle immissioni nocive che abbiano comportato la lesione di quei diritti, sia la condanna ad un “facere”, al fine di riportare le immissioni al di sotto della soglia di tollerabilità».
PRECEDENTE A TORINO Non è l’unica sentenza sul tema movida: nel 2021 il Comune di Torino è stato condannato al risarcimento dei danni legati alla vita notturna del quartiere San Salvario, per il periodo dal 10 aprile 2013 al 9 marzo 2020, in misura pari a 500 euro mensili per ciascuno dei 29 proponenti, un totale di oltre 1,2 milioni di euro.
IL COMUNE SI DIFENDE L’amministrazione Masci ha affidato l’incarico della difesa all’avvocato Lucio Stenio de Benedictis, per 14 anni presidente dell’Ordine degli avvocati e docente universitario: secondo la determina di conferimento dell’incarico, «il contenzioso è di rilevante importanza strategica per l’amministrazione comunale».

