Movida più corta, è caos: «Così non si può lavorare»

I rappresentanti di piazza Muzii e Pescara Vecchia contestano il coprifuoco
PESCARA. La chiusura anticipata dei locali a mezzanotte e la mini-stretta sulla movida, con l'obiettivo dichiarato di arginare la diffusione dei contagi attraverso la lotta agli assembramenti, rischia di provocare un effetto boomerang nelle aree della città più frequentate come piazza Muzii e il quadrilatero adiacente oppure il centro storico, tra corso Manthoné e via delle Caserme. Il timore, snocciolato a gran voce dagli esercenti dopo le misure introdotte nel nuovo Dpcm, è di ritrovarsi tra una manciata di giorni con le spalle al muro: senza aiuti per il comparto commerciale costretto a ridurre l’orario di attività, con il rischio di misure più severe applicate dai sindaci attraverso chiusure localizzate di vie o piazze e, infine, con una concentrazione pericolosa di giovani e meno giovani per strada all’ora del coprifuoco, una volta chiusi bar, ristoranti e locali.
«Tra piazza Muzii e Pescara vecchia, su circa 40 attività che rappresentiamo, più della metà è in difficoltà a causa delle nuove disposizioni», sbotta Mario Palladinetti, titolare di “Salsedine” e presidente dell’associazione Pescara Viva che si dice «più preoccupato delle ordinanze del Comune a cadenza quindicinale rispetto alle leggi nazionali». «La maggior parte dei locali», spiega il gestore, «ha un’ampiezza tra i 40 e i 50 metri quadri e può quindi contenere 4 o 5 tavoli da sei persone ciascuno. Considerando che prima 21 non viene a cena nessuno e che non è più permesso il servizio al bancone oppure la somministrazione di un cocktail, un bicchiere di birra o di vino in piedi, diventa pressoché impossibile gestire i flussi di clienti che si riversano in queste zone tutti insieme nella stessa fascia oraria. Venerdì ho dovuto mandare via le persone che partecipavano a una festa. Sabato è stato uguale: abbiamo servito le portate contemporaneamente perché non c’era più tempo e non potevamo rischiare multe salate. Ma così non si può lavorare». Di qui l’amara constatazione: «È facile dire a chi ha uno stipendio fisso di rimanere a casa, ma chi invece ha fatto una scelta diversa cosa dovrebbe fare?».
Considerazioni analoghe sulla ratio dei provvedimenti del nuovo Dpcm e sulla mancanza di trasparenza relativa ad alcuni aspetti, vengono sciorinate da Fabrizio Vianale, direttore di Confartigianato Pescara. «Nel momento in cui il Governo impone delle restrizioni alle attività», puntualizza, «allora deve farsi carico anche delle perdite totali o parziali, concedendo un ristoro ai gestori delle attività. Penso alla compensazione dell’affitto, delle bollette o degli stipendi dei dipendenti. Lo stesso principio dovrebbe essere applicato in caso di ordinanze restrittive del Comune. Ma gli aiuti devono arrivare subito, non si deve aspettare il fallimento delle imprese». Vianale si dice contrario al coprifuoco a mezzanotte, convinto che possa provocare l’effetto contrario «perché tutti alla chiusura si riverseranno in strada, come è già successo, creando gli assembramenti fuori e non dentro ai locali». Punta inoltre il dito contro l’aut aut imposto alle palestre e alle piscine «perché non è giusto che per colpa di pochi non in regola debbano pagare tutti» e rilancia chiedendo, piuttosto, maggiori controlli «per stanare chi davvero trasgredisce».
Un altro aspetto chiave viene rimarcato da Gianni Taucci, direttore provinciale di Confesercenti, a proposito della chiusura anticipata alle 18 da parte di chi non effettua il servizio al tavolo. «Parliamo», spiega, «di gastronomie, gelaterie, yogurterie, attività che vendono pizzette al taglio o kebab che, in assenza di consumo sul posto come previsto nel regolamento comunale, possono effettuare soltanto servizio da asporto e si devono quindi organizzare per il delivery. Inoltre i titolari hanno l’obbligo di controllare che il consumo da parte dei clienti non avvenga nelle adiacenze del locale, poiché saranno loro i responsabili in caso di inosservanza». «Ci spaventa», conclude Taucci, «il libero arbitrio dei sindaci e il susseguirsi di provvedimenti contrastanti settimana dopo settimana, che crea solo confusione e preoccupazione tra i cittadini finendo con l’allontanare chi frequenta i posti».
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