Movida, si torna a chiudere prima Scoppia la rabbia in piazza Muzii

Solo nella zona del mercato si chiude a mezzanotte da domenica a giovedì; all’1,30 venerdì e sabato I titolari dei locali: «L’amministrazione ci ha massacrato, in tanti chiuderanno e c’è già chi va altrove»
PESCARA. Tornano a ridursi gli orari di apertura di bar e ristoranti di Pescara. Dopo il periodo delle feste natalizie, da domani fino al 31 gennaio i locali della città dovranno nuovamente chiudere tutti i giorni all'una e mezzo.
Per quanto riguarda la zona di piazza Muzii, invece, l'amministrazione ha deciso di continuare secondo la linea delle ordinanze degli ultimi mesi. Da domenica a giovedì le attività chiuderanno a mezzanotte, mentre il venerdì e il sabato all'una e mezzo.
Con la differenziazione ripristinata nell'ordinanza firmata dal sindaco Carlo Masci il 7 gennaio, rispetto all’atto di Natale che invece uniformava tutta la città, i gestori dei locali del distretto di piazza Muzii tornano sul piede di guerra. La disposizione di orari più ferrei solo per quella zona non viene proprio digerita e in tanti stanno pensando di andarsene.
«È stato un Natale assurdo», commenta Filippo De Bonis, gestore di uno dei locali della zona, che insieme agli altri hanno presentato un ricorso al Tar contro l'ordinanza in vigore dall'1 al 14 novembre. «Le presenze registrate non sono state nemmeno minimamente paragonabili agli anni passati. Una parte sicuramente è imputabile al Covid, ma è ormai un dato di fatto che il sindaco e l'amministrazione hanno massacrato questa zona. Quando parlavamo di rischio desertificazione è esattamente quello che oggi è sotto gli occhi di tutti. La realtà è che il centro è morto. Molti stanno per chiudere», dice De Bonis, «e tanti stanno pensando di spostarsi in altre zone, se non addirittura nei comuni vicini, dove non ci sono limitazioni. Siamo tutti dei professionisti. Abbiamo servito bene la cittadinanza in quello che era il distretto del food and beverage più grande d’Abruzzo e invece l'amministrazione ci tratta come untori. Sarebbe una scelta non facile, ovviamente, anche perché abbiamo fatto degli investimenti. Ci piacerebbe davvero sapere cosa intende fare l’amministrazione con una zona che potrebbe svuotarsi completamente».
Intanto la battaglia legale va avanti. Lo scorso 13 dicembre, seguiti dall'avvocato Andrea Lucchi, una quarantina di locali hanno presentato il primo ricorso al Tar, a cui seguiranno altri su tutte le ordinanze fatte tra novembre e dicembre, ad eccezione di quella di Natale, e sull'ultima appena emessa.
«Il primo passaggio era di comunicare al Comune il ricorso. Entro lunedì lo iscriveremo al ruolo per poi procedere in settimana con l'impugnazione di tutte le altre ordinanze emesse con cadenza settimanale», anticipa il legale.
«Ciascun ricorso conterrà una richiesta di risarcimento danni che dovrà essere quantificata con il raffronto degli incassi del periodo, con il medesimo del 2019. A questa si aggiunge una istanza di risarcimento complessivo delle singole attività che tiene conto del progressivo svuotamento della zona e che verrà quantificato dal Tar».

